VISIONI
[Vi. I, 1- II, 2]
Prima
visione
L'uomo
giusto desidera le cose giuste
I, 1. Chi mi aveva allevato a Roma
mi vendette a una certa Rode. La ritrovai dopo molti anni e incominciai ad amarla
come sorella. 2. Trascorso qualche tempo, la vidi che si bagnava nel fiume
Tevere, le diedi la mano e la tirai dal fiume. Vedendo la sua bellezza, dissi
nel mio cuore: "Sarei felice se avessi una moglie come questa per bellezza
e per carattere". Desideravo solo ciò e null'altro. 3. Qualche tempo dopo,
mentre andavo verso Cuma, contemplando le opere di Dio perché grandi, splendide
e potenti, mi addormentai lungo la strada. Uno spirito mi prese e mi portò in
una parte impraticabile per dove l'uomo non poteva camminare. Era un luogo
dirupato e franato dalle acque. Attraversando il fiume, venni alla pianura e
piegando le ginocchia incominciai a pregare il Signore e a riconoscere i miei
peccati. 4. Mentre pregavo, il cielo si spalancò e vidi quella donna, che avevo
desiderato, salutarmi dicendomi: "Salve, Erma". 5. Fissando lo
sguardo su di essa le chiesi: "Signora, che fai tu là?". Essa mi
rispose: "Sono stata elevata in cielo per accusare i tuoi peccati al
Signore". 6. Soggiungo: "Ora tu sei mia accusatrice?". "No,
dice, ascolta le parole che voglio dirti". Dio che abita nei cieli e fece
da ciò che non era le cose che sono, moltiplicandole e accrescendole per la sua
santa Chiesa, è adirato con te perché hai peccato contro di me". 7. Rispondendo
le dico: "Ho peccato contro di te? In che modo? Quando ti ho detto una
parola sconveniente? Non ti ho sempre considerato come una creatura divina? Non
ti ho sempre rispettato come una sorella? Come mai, inventi, o donna, tali
cattiverie e brutture?". 8. Sorridendo mi dice: "Nel tuo cuore salì
il desiderio della cattiveria. Non ti sembra che sia cosa malvagia per un uomo
giusto, che un desiderio cattivo entri nel suo cuore? È un grande peccato,
dice. Infatti l'uomo giusto desidera le cose giuste, e col volere le cose giuste,
la sua gloria si dirige ai cieli ed ha propizio il Signore in ogni cosa. Quelli
che nel loro cuore vogliono cose malvagie si preparano la morte e la schiavitù;
soprattutto chi si afferra a questo mondo, magnifica le sue ricchezze e non si
preoccupa dei beni futuri. 9. Si pentiranno le anime di coloro che non hanno
speranza ma hanno disperato di sé e della loro vita! Ma tu prega Dio ed egli
guarirà i tuoi peccati, quelli di tutta la tua casa e di tutti i fedeli".
Il cattivo
desiderio
II, 1. Dopo aver detto queste
parole, i cieli si chiusero ed io rimasi tutto inorridito e addolorato. Dicevo
in me: "Se mi viene imputato questo peccato, in che modo potrò essere
salvato? In che modo placherò Dio per i miei peccati commessi? Con quali parole
supplicherò il Signore di essermi propizio?". 2. Stavo considerando e
preoccupandomi di tali cose nel mio cuore, quando vedo davanti a me una grande
cattedra bianca fatta di candide lane. Venne una vecchia con una veste molto
splendida e un libro in mano. Si sedette e mi salutò: "Salve, Erma!".
Ed io addolorato e piangendo risposi: "Salve, signora!". 3. Mi disse:
"Perché sei triste, Erma? Tu che sei paziente, mite e sempre sorridente,
perché appari tetro e non gioviale?". Le risposi: "Per una donna
onorata che mi ha detto di aver io peccato contro di lei". 4. Essa disse:
"Giammai contro un servo di Dio una cosa simile. Ma certamente un
desiderio di essa venne nel tuo cuore. Un tale desiderio per i servi di Dio
comporta un peccato. Intenzione malvagia e sorprendente è per uno spirito
lodevole e già provato se desidera un'azione cattiva. Soprattutto per Erma
continente e alieno da ogni turpe piacere e pieno di ogni semplicità e di
grande innocenza!".
La Chiesa
eterna
III, 1. "Non per questo Dio è
adirato contro di te, ma perché tu faccia ravvedere la tua famiglia, che ha
offeso il Signore e voi genitori. Tu sei tenero verso i figli e non hai
rimproverato la famiglia che, invece, hai lasciato corrompere vergognosamente.
Perciò il Signore è adirato con te. Ma egli sanerà tutti i mali accaduti in
precedenza nella tua famiglia. Per i loro peccati e per i loro errori, ti sei
rovinato con i guadagni terreni. 2. La misericordia del Signore, però, avendo
pietà di te e della tua casa, ti darà la forza per ben fondarti nella Sua gloria.
Basta che tu non sia trascurato, rianima invece e conforta la tua casa. Come il
fabbro a colpi di martello ottiene la cosa che vuole, così la parola quotidiana
giusta viene a capo di ogni cattiveria. Non trascurare di riprendere i tuoi
figli. So che, se si pentiranno di tutto cuore, saranno scritti nei libri della
vita con i santi". 3. Dopo aver terminato queste parole, mi dice:
"Vuoi sentirmi leggere?". Le rispondo: "Sì, signora". Mi
dice: "Stammi attento e ascolta le glorie di Dio". Ascoltai cose grandi
e meravigliose che non ho potuto ricordare. Le sue frasi erano terribili e
l'uomo non vi poteva reggere. Ricordo solo le ultime parole che erano a noi
confacenti. 4. "Ecco il Dio delle Potenze che, con forza invisibile e
superiore e grande intelligenza, ha creato il mondo e, con glorioso intento, ha
rivestito di splendore la sua creatura e, con la parola potente, ha fissato il
cielo e ha stabilito la terra sulle acque e, con la propria saggezza e col suo
disegno, ha fondato la sua santa Chiesa che anche benedisse. Egli sposta il
cielo e i monti, i colli e i mari e tutto diventa piano per i suoi eletti
perché si compiano le promesse loro annunziate con molta gloria e gioia se
osservano i comandamenti divini che ricevettero con gran fede".
I giusti, i
pagani, gli apostati.
IV, 1. Non appena finì di leggere,
si alzò dalla cattedra. Vennero quattro giovani, presero la cattedra e si
allontanarono verso oriente 2. Ella mi chiama e toccandomi il petto mi dice:
"Ti è piaciuta la mia lettura?". Le dico: "Signora, mi sono
piaciute le ultime parole, le prime invece sono difficili e dure". Essa
poi soggiunge: "Le ultime sono per i giusti, le prime per i pagani e gli
apostati". 3. Mi stava parlando quando apparvero due uomini. La presero
sulle spalle e si allontanarono verso la cattedra ad oriente. Se ne partì lieta
e andandosene mi dice: "Coraggio, Erma!".
Seconda
visione
Il libretto
da trascrivere
V (1), 1. Nella stessa stagione
dell'anno precedente andai verso Cuma e cammin facendo mi ricordai della visione.
Ancora una volta lo spirito mi prende e mi porta nello stesso luogo dell'anno
avanti. 2. Ivi giunto, mi inginocchio e incomincio a pregare il Signore e a
glorificare i1 suo nome perché mi aveva stimato degno e mi aveva fatto
conoscere i peccati di prima. 3. Dopo che mi alzai dalla preghiera vedo davanti
a me la vecchia signora dell'anno precedente che passeggiava leggendo un
libretto. Essa mi dice: "Vuoi annunziare queste cose agli eletti di
Dio?". Le dico: "Non riesco a ricordarle tutte. Dammi il libretto
perché possa trascriverlo". "Prendilo - dice - e me lo
renderai". 4. Lo presi e appartatomi in un luogo del campo lo trascrissi
tutto lettera per lettera, perché non mi orientavo con le sillabe. Dopo che
terminai le lettere, improvvisamente mi fu tolto di mano il libretto e non vidi
da chi.
Per
i giusti la penitenza ha un termine
VI (2), 1. Dopo quindici giorni,
digiunando e pregando molto il Signore, mi fu rivelato il significato dello
scritto. Questo era il suo tenore. 2. "I tuoi figli, Erma, si sono
rivoltati contro Dio, hanno bestemmiato il Signore e hanno tradito con grande
malvagità i loro genitori. Sono stati in fama di traditori dei genitori senza
giovamento. Inoltre hanno aggiunto ai loro peccati impurità e impasti di
cattiveria. Le loro iniquità erano al colmo. 3. Fa' conoscere queste parole a
tutti i tuoi figli e alla tua consorte che deve essere per te una sorella.
Anch'essa non frena la lingua con la quale fa la maligna, ma udendo queste
parole si frenerà e avrà misericordia. 4. Dopo che tu avrai fatto conoscere
loro queste parole che il Signore mi ha ordinato che ti fossero rivelate,
saranno rimessi loro tutti i peccati prima commessi e a tutti i fedeli che
hanno peccato fino a questo giorno, se si pentono con tutto il cuore e
rimuovono dal loro animo la dissociazione. 5. Il Signore ha giurato per la sua
gloria a favore dei suoi eletti: se al compiersi di questo giorno c'è ancora il
peccato, non conseguiranno la salvezza. Per i giusti la penitenza ha un
termine, e i giorni della penitenza sono compiuti per tutti i fedeli. Per i
pagani, però, la penitenza è valida sino all'ultimo giorno. 6. Dirai ai capi
della Chiesa che dirigano il loro cammino nella giustizia, perché ottengano
pienamente con molta gloria le promesse. 7. Siate perseveranti voi che operate
la giustizia e non dubitate perché il vostro cammino sia con gli angeli santi.
Beati voi che sopportate la grande afflizione che sopraggiunge, e quanti non
rinnegheranno la loro vita. 8. Il Signore giurò per il Figlio suo che siano
rigettati dalla loro vita quelli che lo rinnegano e staranno per negarlo nei
giorni futuri. Per la grande misericordia è divenuto propizio a quelli che lo
rinnegarono prima".
L'astio
genera la morte
VII (3), 1. "Tu, Erma, non
essere adirato con i tuoi figli né tralasciare tua sorella, perché siano
purificati dai loro peccati di prima. Si educheranno con un indirizzo giusto se
non porterai a loro astio. L'astio genera la morte. Tu, Erma, molto soffristi
per le colpe della tua famiglia, perché non ti curasti di essa e la
trascurasti, facendoti travolgere da affari sconsiderati. 2. Ma sei salvo per
non esserti allontanato dal Dio vivente, per la tua semplicità e per la grande
temperanza. Queste cose, purché tu perseveri, hanno salvato te e salvano tutti
quelli che le praticano seguendo l'innocenza e la semplicità. Questi
supereranno ogni malvagità e perverranno alla vita eterna. 3. Beati tutti
coloro che operano la giustizia; non periranno in eterno. 4. Dirai a Massimo:
"Ecco, sopraggiunge la sofferenza. Se ti pare nega di nuovo. Il Signore è
vicino a quelli che si convertono, come è scritto nel libro di Eldad e Modat,
che nel deserto profetarono al popolo".
La
Chiesa creata prima di tutte le cose
VIII (4), 1. Fratelli, mentre dormivo
ebbi una rivelazione da un bellissimo giovane che mi diceva: "Chi credi
sia la vecchia dalla quale prendesti il libretto?". Io dico: "La
Sibilla". "Ti sbagli, non lo è". "Chi è allora?".
"La Chiesa", dice. Gli feci notare: Perché così vecchia? Rispose:
"Perché fu creata prima di tutte le cose. Perciò è vecchia e per essa fu
ordinato il mondo". 2. Dopo ebbi una visione in casa mia. Venne la vecchia
e mi chiese se avessi dato il libro ai presbiteri. Dissi di non averlo dato.
"Hai fatto bene, disse, ho da inserire delle parole. Quando avrò
completato tutte le parole tu le farai conoscere a tutti gli eletti. 3.
Scriverai due libretti e ne manderai uno a Clemente e uno a Grapte. Clemente
poi lo manderà ad altre città, come è stato incaricato. Grapte esorterà le
vedove e gli orfani. Tu lo leggerai a questa città con i presbiteri che sono
preposti alle Chiese".
Terza
visione
Pregare
per la giustizia
IX (1), 1. Questa, o fratelli, la
visione. 2. Avendo molto digiunato, chiesi al Signore che mi manifestasse la
rivelazione che aveva promesso di farmi conoscere per mezzo di quella vecchia.
Nella stessa notte mi comparve la vecchia e mi disse: "Poiché hai bisogno
e premura di conoscere tutto, vieni nel campo ove coltivi il farro e verso
l'ora quinta ti apparirò e ti mostrerò ciò che devi vedere". 3. Le chiesi:
"Signora, in qual luogo del campo?". "Dove tu vuoi". Mi
scelsi un bel posto nascosto. Mi prevenne prima che le parlassi e le dicessi il
luogo. "Verrò là dove tu vuoi". 4. Mi trovai, fratelli, nel campo.
Contai le ore e mi recai nel luogo ove decisi di recarmi. Vedo collocata una
panca d'avorio e sulla panca giacere un cuscino di lino, con sopra disteso un
velo di lino finissimo. 5. Vedendo tali cose e che nessuno v'era nel luogo,
rimasi stupito. Ebbi un tremito, mi si rizzarono i capelli e poiché ero solo mi
assalì come un brivido. Tornato in me stesso e ricordatomi della gloria di Dio,
presi coraggio. Inginocchiato confessavo di nuovo al Signore i peccati, come
prima. 6. Essa venne con i sei giovani che avevo visto anche precedentemente,
mi si avvicinò e mi stette ad ascoltare, mentre pregavo e confessavo i miei
peccati. Toccandomi dice: "Erma, cessa di pregare per tutti i tuoi
peccati; prega anche per la giustizia perché tu ne riceva qualche parte per la
tua casa". 7. Mi solleva con la mano e mi porta alla panca e dice ai
giovani: "Andate a costruire". 8. Dopo che i giovani se ne andarono,
rimanemmo soli e mi disse: "Siedi qui". Le dico: "Signora,
lascia che si seggano prima i presbiteri". Essa risponde: "Ti dico
siediti". 9. Volevo sedermi alla destra e non me lo permise, ma mi accenna
con la mano di sedermi alla sinistra. Mentre riflettevo e mi addoloravo perché
non mi aveva lasciato sedere alla destra mi dice: "Sei afflitto, Erma? Il posto
della destra è di altri, di quelli che sono piaciuti a Dio ed hanno sofferto
per il suo nome. Manca molto a te per sederti con loro. Ma persevera, come già
fai nella tua semplicità e vi sederete con loro tu e quanti faranno ciò che
essi hanno fatto e subiranno ciò che essi hanno subito".
La destra e
la sinistra del luogo santo
X (2), 1. "Che cosa
subirono?". "Ascolta, mi rispose: flagelli, carceri, grandi tormenti,
croci, belve a motivo del nome. Perciò la destra del luogo santo è loro e di chiunque
abbia a patire per il nome; la sinistra è degli altri. Uguali sono i doni e le
promesse degli uni e degli altri, di quelli che siedono a destra e a sinistra;
soltanto quelli siedono a destra ed hanno una certa gloria. 2. Tu hai desiderio
di sederti a destra con loro, ma molte sono le tue insufficienze. Tuttavia
sarai mondato dei tuoi peccati. Tutti quelli che non hanno tentennato saranno
purificati dalle loro colpe sino a questo giorno". 3. Dopo aver detto ciò
se ne voleva andare. Prostratomi ai suoi piedi la scongiurai per il Signore di
mostrarmi la visione che mi aveva promesso. 4. Essa mi prese di nuovo per mano,
mi sollevò, mi fece sedere sulla panca a sinistra ed essa si mise a sedere a
destra. Alzando un bastone splendente, mi dice: "Vedi una cosa
grande?". Le dico: "Signora, non vedo nulla". Mi dice: "Non
vedi davanti a te una torre grande che è costruita sulle acque con pietre
quadrate luminose?". 5. In un quadrato una torre era costruita dai sei
giovani venuti con lei. Altre miriadi di uomini trasportavano pietre dal fondo
e dalla superficie e le porgevano ai sei giovani. Essi le prendevano e
costruivano. 6. Situavano tutte le pietre cavate dal fondo nella costruzione
poiché erano squadrate e combaciavano nella giuntura con le altre pietre. Erano
così ben connesse che non lasciavano apparire la congiunzione. Sembrava che
l'edificio della torre fosse come costruito con una sola pietra. 7. Delle
pietre portate dalla superficie, ne scartavano alcune ed altre le mettevano in
opera nella costruzione. Ne spezzavano altre ancora buttandole lontano dalla
torre. 8. Molte altre pietre giacevano intorno alla torre e non venivano
utilizzate nella costruzione. Alcune erano bitorzolute, altre avevano delle
crepe, altre erano mutile, altre bianche e sferiche e non si adattavano alla
costruzione. 9. Vedevo che altre pietre venivano gettate lontano dalla torre.
Cadevano sulla strada e non si fermavano, ma rotolavano in luoghi
impraticabili. Altre, invece, cadevano nel fuoco e bruciavano; altre cadevano
vicino all'acqua e non potevano rotolarvisi, sebbene lo volessero, ed entrare
nell'acqua.
La salvezza
della nostra vita mediante l'acqua
XI (3), 1. Avendomi mostrato queste
cose, voleva allontanarsi. Io a lei: "Signora, quale vantaggio ho io nel
vedere le cose senza conoscere che cosa sono?". Essa mi risponde:
"Sei un uomo avveduto poiché vuoi conoscere quello che concerne la
torre". "Sì, dissi io, per annunziarlo ai fratelli i quali, più
consolati nell'ascoltare le cose, conosceranno il Signore nella grande gloria".
2. Ella mi rispose: "Molti le ascolteranno. ma nell'udirle alcuni
gioiranno, altri piangeranno. Anche questi, però, se le ascolteranno e si
pentiranno, godranno. Ascolta, dunque, i simboli della torre. Li rivelerò
tutti, e più non darmi cruccio con le rivelazioni che pure hanno un termine.
Infatti sono compiute. Ma tu non finirai di chiedermi rivelazioni; sei un
insaziabile. 3. La torre, che vedi costruire, sono io, la Chiesa, che ti sono
apparsa ora e prima. Domandami ciò che vuoi riguardo alla torre e te lo farò
sapere, perché tu gioisca con i santi". 4. Le dico: "Signora, poiché
mi hai stimato degno che tutto mi si riveli, rivelamelo". Essa mi dice:
"Quello che sarà necessario ti sia rivelato, ti sarà rivelato. Solo che il
tuo cuore sia rivolto al Signore e non dubitare di ciò che vedi". 5. Le
domandai: "Signora, per qual motivo la torre viene innalzata sulle
acque?". Essa mi rispose: "Te lo dissi già che sei curioso e
sollecitato dalla ricerca. Ricercando, dunque, trovi il vero. Ascolta perché la
torre viene costruita sulle acque: la nostra vita fu salva e sarà salva
mediante l'acqua. La torre è stata innalzata con la parola del nome onnipotente
e glorioso ed è retta dalla potenza invisibile e infinita".
Glorificare
il nome di Dio
XII (4), 1. Di rimando le dico:
"Signora, la cosa è grande e mirabile. I sei giovani che costruiscono chi
sono?" "Sono i santi angeli di Dio creati per primi, cui il Signore
affidò tutta la sua creazione per accrescerla, farla progredire e governarla.
Per mezzo loro sarà mandata a termine la fabbricazione della torre" 2.
"Chi sono gli altri che trasportano le pietre?". "Anch'essi sono
angeli santi di Dio; ma i sei sono superiori. La costruzione della torre sarà
mandata a termine, e tutti insieme vi gioiranno intorno e glorificheranno il
Signore perché fu compiuta la costruzione della torre". 3. Le domandai:
"Signora, desidererei conoscere la sorte delle pietre e la loro
forza". Rispondendo mi dice: "Tu non sei più degno degli altri di
saperlo. Altri sono prima di te e migliori di te ai quali sono da rivelare
queste visioni. Ma perché sia glorificato il nome di Dio, ti furono rivelate e
saranno rivelate per i dubbiosi che vanno pensando nei loro cuori se sono o non
sono vere. Fa' sapere loro che tutte sono vere e che nessuna è fuori del vero,
ma sono tutte solide, valide e fondate".
Le pietre
della torre e la penitenza in tempo utile
XIII (5), 1. "Ascolta ora
quanto concerne le pietre che entrano nella costruzione. Le pietre quadrate,
bianche e che combaciano con le loro congiunture sono gli apostoli, i vescovi,
i maestri e i diaconi, che camminando nella santità di Dio hanno governato,
insegnato e servito con purezza e santità gli eletti di Dio, quelli che sono
morti e quelli che sono ancora vivi. Vissero sempre in armonia tra loro, stando
in pace e l'uno ascoltando l'altro. Per questo nella costruzione della torre le
loro congiunture sono giuste". 2. "E quelle tratte dal fondo e poste
nella costruzione, che combaciano con le connessure delle altre pietre già
ordinate, chi sono?". "Sono quelli che hanno patito per il nome del
Signore". 3. "Le altre pietre che vengono portate dalla superficie
della terra vorrei sapere chi sono, signora". Disse: "Quelle che si
mettono nella costruzione, senza essere tagliate, le ha valutate il Signore
perché camminarono nella sua rettitudine e ubbidirono ai suoi comandi". 4.
"E quelle trasportate e messe in opera chi sono?". "I novizi
della fede e i credenti. Sono esortati dagli angeli a fare il bene e non ci fu
in loro malizia". 5. "Quelle che venivano scartate e gettate, chi
sono?". "Sono coloro che hanno peccato e vogliono pentirsi; non
furono gettati lontano dalla torre, poiché saranno utili alla costruzione se si
pentiranno. Quelli che stanno per pentirsi, se faranno penitenza, saranno forti
nella fede, purché facciano penitenza, ora che la torre è in costruzione.
Quando la costruzione è finita, non avranno più posto e resteranno tagliati
fuori. Ottengono soltanto di rimanere vicino alla torre".
La
diversità delle pietre
XIV (6), 1. "Vuoi sapere chi
sono le pietre tagliate e gettate lontano dalla torre? Sono i figli della
malizia. Credettero con ipocrisia e furono di ogni cattiveria. Per questo non
hanno salvezza: non sono adatte alla costruzione per la loro malvagità.
Dall'ira del Signore, perché lo disgustarono, furono tagliate e scaraventate
lontano. 2. Le altre, che hai visto in gran numero giacenti senza essere
adoperate nella costruzione, sono le scabrose, quelli che hanno conosciuto la
verità, senza permanere in essa e senza unirsi ai santi, perciò inutili".
3. "Quelli che avevano le crepe, chi sono?". "Quelli che nel
cuore sono gli uni contro gli altri e non stanno in pace. Hanno un'apparenza di
pace, gli uni sono lontani dagli altri, e le malvagità permangono nel loro
cuore, cioè le crepe che le pietre hanno. 4. Le pietre mozze sono quelli che
hanno creduto tenendo la parte maggiore nella giustizia e conservando qualche
elemento di malvagità. Per questo sono mutili e non intere". 5. "Le
pietre bianche, sferiche e non adatte alla costruzione, chi sono,
signora?". Mi dice: "Sino a quando tu sarai stolto e senza senno?
Vorrai tutto sapere senza nulla capire? Sono quelli che conservano la fede, ma
anche le ricchezze di questo mondo. Quando sopraggiunge una tribolazione, per
le loro ricchezze e i loro affari rinnegano il Signore". 6. Le dico:
"Signora, quando saranno utili alla costruzione?". "Quando si
elimina la ricchezza che li domina, mi dice, allora saranno utili a Dio. Come
la pietra sferica se non viene ritagliata e non perde qualche cosa di sé non
può diventare quadrata, così i ricchi di questo mondo, se non perdono la
ricchezza, non potranno essere utili al Signore. 7. Sappilo da te: quando eri
ricco eri inutile. Ora sei utile e fruttuoso alla vita. Diventate utili a Dio!
Anche tu sei stato utilizzato da queste pietre".
Le pietre
scagliate lontano dalla torre
XV (7), 1. "Le altre pietre
che hai visto lanciare lontano dalla torre e cadere sulla strada e dalla strada
rotolare per luoghi impraticabili, sono quelli che hanno fede, ma per la
doppiezza del loro animo si allontanano dalla via della verità. Essi, credendo
di poter trovare una strada migliore, si ingannano e da infelici vagano per
luoghi impervi. 2. Quelle che cadono nel fuoco e ardono sono le persone che per
sempre hanno apostatato dal Dio vivente. Esse, per le passioni e le
scostumatezze e per le cattiverie commesse, non hanno mai in animo di
pentirsi". 3. "Vuoi sapere chi sono quelle che cadono vicino
all'acqua e non possono rotolare nell'acqua? Sono quelli che hanno ascoltato la
parola e vogliono essere battezzati nel nome del Signore. 5. Ma quando risale
alla mente la purezza della verità, cambiano parere e di nuovo corrono dietro
alle loro turpi passioni". 4. Terminò la spiegazione simbolica della
torre. 5. Comportandomi da sfacciato, le chiesi ancora se per le pietre
scartate e non adatte alla costruzione fosse possibile una penitenza e un posto
nella torre. Rispose: "Hanno la possibilità della penitenza, ma non
possono adattarsi alla torre. 6. Sono adatte ad un altro luogo molto inferiore
quando sono state provate dal tormento ed è trascorso il tempo necessario per i
loro peccati. Per questo vengono portate altrove, perché parteciparono alla
parola del giusto. Riuscirà loro di essere sollevate dalle sofferenze se rifletteranno
sulle opere malvagie commesse. Se non riflettono non si salvano per la durezza
del loro cuore".
Le
virtù sono collegate
XVI ( 8 ), 1. Quando ebbi terminato
di interrogarla su tutte queste cose, mi chiede: "Vuoi sapere
altro?". Essendo desideroso di conoscere ne fui contento. 2. Mi guardò e
sorridendo mi disse: "Vedi sette donne intorno al perimetro della
torre?". "Sì, signora". "La torre è da loro sostenuta per
ordine del Signore. 3. Ascolta ora le loro mansioni. La prima, che ha molta
forza nelle mani, si chiama Fede; per mezzo suo gli eletti di Dio si salvano.
4. La seconda, che si cinge le vesti ed ha aspetto virile, si chiama
Continenza; essa è figlia della fede. Chi la segue è felice nella sua vita,
perché si asterrà da ogni opera malvagia nella fiducia che, lungi da ogni
insano desiderio, conseguirà la vita eterna". 5. "Le altre, signora,
chi sono?". "Sono figlie l'una dell'altra e si chiamano Semplicità,
Scienza, Innocenza, Castità e Carità. Quando tu compirai tutte le opere della
madre, potrai vivere". 6. "Vorrei sapere, signora, la capacità di
ognuna". "Ascolta, dice, le virtù che hanno. 7. Le virtù sono
subordinate l'una all'altra e l'una segue l'altra come sono generate. Dalla
Fede nasce la Continenza, dalla Continenza la Semplicità, dalla Semplicità
l'Innocenza, dall'Innocenza la Castità, dalla Castità la Scienza, dalla Scienza
la Carità. Le loro opere sono sante, pure e divine. 8. Chi servirà loro ed avrà
la forza di possedere le loro opere, abiterà nella torre con i santi di Dio".
9. Interrogandola sui tempi, se fossero compiuti, essa a gran voce mi gridò:
"Stolto, non vedi che la torre è ancora in costruzione? Quando la torre
sarà terminata, si avrà la fine. Ma presto sarà compiuta. Non chiedermi più
nulla. Basta a te e ai fedeli questo ricordo e il rinnovamento dei vostri
spiriti. 10. E non per te solo furono rivelate queste cose, ma perché tu le
partecipi agli altri dopo tre giorni. Prima devi riflettere. Le parole che sto
per dirti, Erma, bisogna, e te lo ordino, che le annunzi agli orecchi dei
fedeli. Essi udendole e mettendole in pratica saranno purificati dalle loro
iniquità e tu con loro".
Educatevi
per educare
XVII (9), 1. "Ascoltatemi,
figli. Io vi ho allevati con molta semplicità, innocenza e santità per la
misericordia del Signore che ha versato su di voi la giustizia, per essere
corretti e santificati da ogni malvagità e crudeltà. Voi, però, non volete
smettere le vostre cattiverie. 2. Ora datemi ascolto: vivete in pace tra voi;
frequentatevi; aiutatevi scambievolmente e non godete da soli a profusione
delle cose create dal Signore, ma datele anche ai bisognosi. 3. Alcuni per i
molti cibi procurano malessere al corpo e corrompono la loro carne. Invece, la
carne di coloro che non hanno da mangiare si consuma, per non avere il
necessario sostentamento, e il loro corpo si distrugge. 4. Questa intemperanza
è dannosa per voi che possedete e non date ai bisognosi. 5. State attenti al
giudizio che è vicino. Voi che avete di più cercate, dunque, i poveri sino a
quando la torre non è terminata. Dopo che è terminata vorrete fare del bene ma
non avrete modo. 6. Fate attenzione, voi che vi vantate della vostra ricchezza,
che i bisognosi non siano mai angustiati e il loro lamento non salga al
Signore. Con i vostri beni non sia chiusa la porta della torre. 7. Dico a voi
che siete i capi della Chiesa e occupate i primi posti: non vi fate simili ai
fattucchieri. I fattucchieri portano i loro filtri nei vaselli, voi portate il
vostro filtro, il veleno, nel cuore. 8. Siete induriti e non volete
purificarvi, fondere il vostro sentimento nel cuore puro per ottenere
misericordia dal grande Re. 9. Badate, figli, che questi dissensi non vi
privino della vostra vita. 10. Come potete educare gli eletti di Dio, se non
siete voi educati? Educatevi, dunque, l'un l'altro e vivete in pace perché io
al cospetto del Padre possa contenta parlare di voi tutti".
Il
cuore rende insensati
XVIII (10), 1. Quando terminò di
parlarmi, vennero i sei giovani che costruivano e la portarono alla torre e gli
altri quattro presero la panca e la portarono pure alla torre. Non vidi il loro
volto perché mi voltavano le spalle. 2. Nel momento che se ne andava le chiesi
che mi spiegasse le tre forme in cui era apparsa. Mi rispose: "Di questo
bisogna che tu chieda ad un altro, che te lo spieghi". 3. Fratelli, nella
prima visione dell'anno precedente mi apparve troppo vecchia e seduta su di una
cattedra. 4. Nella seconda visione aveva un aspetto giovanile, ma la carne e i
capelli senili, mi parlava stando in piedi ed era più gioiosa della volta
precedente. 5. Nella terza visione, tutta giovane e di una bellezza
sorprendente e solo i capelli aveva senili. Era molto gioiosa e seduta su di
una panca. 6. Fui assai sconvolto e preso dal conoscere la rivelazione di
queste cose. Di notte, in una visione, vedo la vecchia che mi diceva:
"Ogni domanda ha bisogno di umiltà; digiuna e otterrai dal Signore ciò che
vuoi". 7. Digiunai per un giorno e nella stessa notte un giovane mi
apparve e mi disse: "Perché nella preghiera chiedi subito rivelazioni?
Bada che per il troppo chiedere non indebolisca la tua carne. 8. Bastano queste
rivelazioni avute. Non potrai avere rivelazioni più grandi di quelle
viste". 9. Gli rispondo: "Signore, domando solo questo, che ci sia
piena rivelazione sui tre aspetti della vecchia". Mi dice: "Sino a
quando sarete stolti? Vi rendono insensati, oltre le vostre incertezze, il
vostro cuore che non è rivolto al Signore". 10. Di nuovo gli dico:
"Ma da te, Signore, verremo a conoscere più esattamente le cose".
Lo spirito
logoro e vecchio
XIX (11), 1. "Ascolta, dice,
ciò che cerchi sulle tre figure. 2. Per qual motivo nella prima visione ti
apparve vecchia e seduta su di una cattedra? Perché il vostro spirito è vecchio
e logoro e non ha forza per le debolezze e i vostri inganni. 3. Come i vecchi,
non avendo speranza di ringiovanire, su altro non si concentrano che sulla loro
morte, così pure voi, affievoliti dagli affari del mondo, vi siete abbandonati
all'accidia e non rimettete in Dio i vostri affanni. La vostra mente, però, fu
menomata e siete invecchiati nelle vostre amarezze". 4. "Signore,
vorrei sapere, perché era seduta sulla cattedra". "Ogni infermo per
la sua infermità siede su una sedia perché sia sostenuta la debolezza del suo
corpo. Ecco il significato della prima visione".
Fortezza e
fede
XX (12), 1. "Nella seconda
visione l'hai notata in piedi e con un aspetto giovanile e più gioviale di
prima, ma con carnagione e capelli senili. Ascolta, dice, anche questa
similitudine. 2. Un vecchio quando è disperato, per la sua debolezza e per la
sua miseria, null'altro aspetta che l'ultimo giorno della sua vita. Se
d'improvviso gli viene lasciata un'eredità, ciò ascoltando, si rialza e,
divenuto allegro, prende forza. Non giace, ma sta dritto, e il suo spirito, già
disfatto per i precedenti languori, ringiovanisce, non sta più a sedere ma
agisce virilmente. Così anche voi, ascoltando la rivelazione che il Signore vi
ha manifestato. 3. Egli ha avuto pietà di voi, ha rinnovato il vostro spirito e
voi avete deposto le vostre debolezze. È tornata in voi la forza e vi siete
irrobustiti nella fede. Il Signore vedendo la vostra fortezza gioì e, perciò,
vi ha mostrato la costruzione della torre. Altre cose manifesterà se con tutto
il cuore sarete tra voi in pace".
Ringiovanire
lo spirito
XXI (13), 1. "Nella terza
visione l'hai notata più giovane, bella, allegra e di aspetto leggiadro. 2.
Come chi, mentre è afflitto, ha una bella notizia, subito dimentica i
precedenti affanni e a null'altro pensa che alla notizia udita, si ravviva per
il bene e il suo spirito ringiovanisce per la gioia appresa, così anche voi,
vedendo questi beni, avete ringiovanito il vostro spirito. 3. L'hai vista
seduta su di una panca perché in una posizione forte; la panca ha quattro piedi
e sta ben salda. Infatti, anche il mondo è sostenuto da quattro elementi. 4.
Quelli che si pentiranno saranno completamente giovani e quelli che si
convertiranno di tutto cuore saranno ben rinsaldati. Eccoti tutta la
rivelazione. Non chiedere nulla più e se occorresse qualche cosa ti sarà
rivelata".
Quarta
visione
Non
dubitare
XXII (1), 1. Questa, fratelli, la
visione che ebbi a venti giorni da quando era avvenuta la prima, a
prefigurazione della prova che si avvicina. 2. Per la via Campana andavo al podere
situato a dieci stadi dalla via pubblica. Il luogo si raggiunge con facilità.
3. Camminando da solo, prego il Signore di completare le rivelazioni e le
visioni che manifestò per mezzo della sua santa Chiesa perché fortificasse me e
facesse pentire i suoi servi che si erano scandalizzati, e glorificasse il suo
nome grande e glorioso, avendomi stimato degno che mi si mostrassero le sue
meraviglie. 4. E quando lo stavo esaltando e ringraziando, come l'eco di una
voce mi disse: "Non dubitare, Erma". Tra me incominciai a pensare e a
dire: "In che cosa ho io da dubitare, io che sono sostenuto dal Signore e
ho visto cose meravigliose?". 5. Avanzai un po' ed ecco, fratelli, vedo un
polverone sollevarsi verso il cielo e cominciai a dire a me stesso:
"Vengono forse degli armenti e sollevano polvere?". Era lontano da me
uno stadio. 6. Poiché la nube di polvere diventava sempre più grande, pensavo
che fosse qualche cosa di divino. Per poco risplendette il sole ed ecco vidi
una grossissima bestia come un cetaceo e dalla sua bocca uscire locuste di
fuoco. La bestia era di cento piedi di altezza ed aveva la testa come un vaso.
7. Cominciai a piangere e a pregare il Signore che mi liberasse. Mi ricordai
della parola che avevo udito: "Non dubitare, Erma"." 8.
Rivestito, fratelli, della fede di Dio e memore delle grandi cose che mi aveva
insegnato, fattomi coraggio, mi esposi alla belva. La bestia procedeva con
strepito tale quasi si schiantasse una città. 9. Mi avvicinai e l'enorme
cetaceo si stese per terra. Non tirava fuori che la lingua e non si mosse per
nulla sino a quando non lo oltrepassai. 10. La bestia aveva la testa di quattro
colori: nero, igneo-sanguigno, aureo e bianco.
Gettare
ogni affanno sul Signore
XXIII (2), 1. Dopo che oltrepassai la
bestia e proseguii per circa trenta piedi, eccomi incontro una vergine adorna
come se uscisse dalla camera nuziale, tutta in bianco e con calzari bianchi,
coperta sino alla fronte ed aveva come berretto una mitra. Aveva i capelli
bianchi. 2. Riconobbi dalle precedenti visioni che era la Chiesa e divenni
sereno. Mi salutò dicendomi: "Salve, uomo". Io ricambiai:
"Salve, signora". 3. Rispondendomi mi disse: "Nulla ti si è
presentato?". "Signora, una belva enorme capace di distruggere delle
moltitudini, ma per la potenza del Signore e la sua misericordia le sono
sfuggito". 4. "Orbene, le sei sfuggito perché hai rimesso in Dio il
tuo affanno e hai aperto il tuo cuore al Signore, credendo che mediante nessun
altro potresti essere salvato, se non per mezzo del suo grande e glorioso nome.
Per questo il Signore inviò il suo angelo di nome Tegri che sovrintende alle
belve, il quale chiuse la bocca della bestia perché non ti sbranasse. Sei
sfuggito a un grande pericolo per la tua fede e per non essere stato incerto, vedendo
un simile mostro. 5. Va', dunque e narra agli eletti di Dio le sue meraviglie e
di' loro che questa bestia è il simbolo di una grande tribolazione che sta per
venire. Se vi preparate e vi convertite con tutto il cuore al Signore potete
evitarla, purché il vostro cuore diventi puro e irreprensibile e per il resto
dei vostri giorni di vita serviate con slancio il Signore. Gettate i vostri
affanni sul Signore ed egli li allevierà. 6. E voi, incerti, credete nel
Signore che può tutto; egli allontana la sua ira da voi e manda flagelli se
rimanete esitanti. Guai a coloro che ascoltano queste parole senza coglierle.
Sarebbe meglio per loro non essere nati.
Gettare
le scorie come l'oro
XXIV (3), 1. La interrogai sui
quattro colori che la bestia aveva sulla testa. Rispondendomi mi disse:
"Sei ancora curioso di queste cose?". "Sì, signora, fammi
conoscere che cosa esse sono". 2. "Ascolta, mi dice: il nero è questo
mondo in cui abitate. 3. L'igneo-sanguigno, perché questo mondo deve
dissolversi nel sangue e nel fuoco. 4. La parte aurea siete voi che fuggite
questo mondo. Come l'oro si prova col fuoco e diventa prezioso, così siete
provati anche voi che abitate tra quelli del mondo. Voi, dunque, rimanendo e
bruciando, da essi sarete purificati. Come l'oro getta la scoria, così anche
voi lasciando ogni tristezza e angustia, sarete purificati e adatti alla
costruzione della torre. 5. La parte bianca è il mondo che viene, in cui
abiteranno gli eletti di Dio. Immacolati e puri saranno gli eletti da Dio per
la vita eterna. 6. Tu non lasciare di parlare agli orecchi dei fedeli. Avete
l'immagine della grande prova che è imminente. Se volete non sarà nulla.
Ricordatevi di ciò che è stato scritto". 7. Ciò detto, andò via e non vidi
dove si dirigesse. Vi fu un fragore ed io mi voltai sgomento, credendo che
ritornasse la bestia.
Quinta
visione
Osservare i
precetti
XXV, 1. In casa, dopo che ebbi
pregato e mi fui seduto sul letto, entrò un uomo di volto venerando, nelle
sembianze di pastore. Era vestito di una bianca pelle di capra, con la bisaccia
sulle spalle e il bastone in mano. Mi salutò e risposi al suo saluto. 2. Subito
mi si sedette vicino e disse: "Sono stato inviato dall'angelo più
venerabile per abitare con te i rimanenti giorni della tua vita". 3. Pensai
che fosse a tentarmi e gli dissi: "Tu chi sei? Io so a chi fui
affidato". Egli mi risponde: "Non mi riconosci?". "No,
dico". " Io sono, riprese, il pastore cui fosti affidato". 4.
Mentre parlava la sua figura cambiò e riconobbi che era quello a cui fui
affidato. Rimasi subito confuso, mi prese la paura e mi sentii tutto
schiacciato dall'angoscia, perché gli avevo risposto malamente e con stoltezza.
5. Egli mi disse: "Non ti confondere e fatti coraggio per i precetti che
sto per darti. Infatti, aggiunse, fui mandato per mostrarti nuovamente tutte le
cose che in precedenza hai viste, le principali che sono per voi utili. Prima
di tutto scrivi i miei precetti e similitudini, e le altre cose come te le
mostrerò, così le scriverai. Per questo ti ordino di scrivere prima i precetti
e le similitudini perché tu subito li legga e li possa osservare". 6.
Scrissi, dunque, i precetti e le similitudini come mi aveva ordinato. 7. Se
voi, dopo averli sentiti, li osserverete e, camminando nella loro via, li
metterete in pratica con cuore puro, conseguirete dal Signore quanto vi ha
promesso. Se, invece, dopo averli sentiti non vi pentirete, tornando ai vostri
peccati, riceverete dal Signore il contrario. Il pastore, l'angelo della
penitenza, mi ordinò così di scrivere tutte queste cose.
PRECETTI
[Pr.1, XXVI - Pr.3, XXVIII 3]
Primo
precetto
Un solo Dio
XXVI, 1. "Prima di tutto credi
che vi è un solo Dio, il quale ha creato tutte le cose e le ha ordinate dal non
essere all'essere; le contiene tutte ed egli solo non è contenuto. 2. Credi in
lui e temilo, e temendolo sii continente. Questo osserva e allontana da te ogni
cattiveria. Rivestiti di ogni virtù santa e vivrai in Dio, se custodirai tale
precetto".
Secondo
precetto
Non
ascoltare la maldicenza
XXVII, 1. Mi dice: "Sii
semplice e buono e sarai come i bimbi che non conoscono la cattiveria che
distrugge la vita degli uomini. 2. Prima non sparlare di nessuno né ascoltare
con piacere il maldicente. Diversamente, tu pure che ascolti sarai partecipe
del peccato del maldicente se credi alla maldicenza che ascolti. Prestandogli
fede, anche tu sei contro tuo fratello e sei partecipe del peccato del
maldicente. 3. Perniciosa è la maldicenza; è un demone inquieto e non mai in
pace, ma alligna sempre tra le discordie. Lungi da essa e avrai sempre buoni
rapporti con tutti. 4. Abbi la moderazione che non ha alcun cattivo inciampo, e
tutto ha piano e tranquillo. Opera il bene e ciò che il Signore ti dà delle tue
fatiche elargiscilo con semplicità ai bisognosi, senza esitare a chi dare o a
chi non dare. Darai a tutti. Il Signore vuole che a tutti si diano i propri
beni. 5. Quelli che ricevono renderanno conto a Dio perché hanno ricevuto e a qual
fine. Coloro che hanno ricevuto e sono nelle ristrettezze non saranno
giudicati; quelli invece che hanno ricevuto con ipocrisia, sconteranno la pena.
6 Chi dà è immune. Egli ha ricevuto da Dio di compiere un servizio e lo compie
con semplicità senza discriminare a chi dare o no. Un tale servizio, compiuto
con semplicità, è glorioso presso il Signore. Chi serve con semplicità vivrà in
Dio. 7. Osserva dunque questo precetto, come ti ho spiegato, perché la
penitenza tua e della tua famiglia sia nella semplicità, pura, schietta e
incorruttibile".
Terzo
precetto
Amare
la verità
XXVIII, 1. Mi dice di nuovo:
"Ama la verità ed ogni verità esca dalla tua bocca, perché lo spirito che
Dio fece abitare in questa carne sia veritiero in tutti gli uomini e sia
glorificato il Signore che dimora in te. Il Signore in ogni parola è sincero e
in lui non si ha menzogna alcuna. 2. I mentitori offendono il Signore e
diventano suoi detrattori, non rendendo il deposito ricevuto. Da lui
ricevettero uno spirito veritiero. Se lo restituiscono bugiardo, trasgrediscono
i precetti del Signore e diventano fraudolenti". 3. Sentendo queste cose
piansi assai. Vedendomi piangere, mi dice: "Perché piangi?".
"Perché, rispondo, non so se posso salvarmi". "Perché?".
"Perché nella mia vita, mai ho detto parola vera, ma sempre vissi con
tutti con scaltrezza e mostrando agli uomini come vero la menzogna. Nessuno mi
ha contraddetto, ma ha creduto alla mia parola. Quindi, come, o Signore, posso
vivere avendo fatto queste cose?". 4. "Tu pensi bene e veramente.
Bisognava che tu quale servo di Dio avessi camminato nella verità. Una cattiva
coscienza non doveva abitare con lo spirito di verità e arrecare dolore allo
Spirito Santo e vero". "Mai, rispondo, ho ascoltato con esattezza
tali parole". 5. "Ora, dice, le intendi. Osservale, perché anche le
menzogne che hai detto prima nei tuoi affari, trovandosi veritiero l'attuale
tuo parlare, ottengono credibilità. È possibile, cioè, che più non siano
menzogne. Se osserverai questo sin d'ora, parlerai con tutta franchezza e
potrai guadagnarti la vita. Chiunque intendendo questo precetto si allontana
dalla pessima menzogna, vivrà in Dio".
Quarto
precetto
La castità
XXIX (1), 1. "Ti comando,
disse, di custodire la castità e che non entri nel cuore pensiero di donna
altrui o di qualche fornicazione o di altre siffatte malvagità. Ciò facendo
compi un grande peccato. Ricordandoti sempre della tua donna giammai peccherai.
2. Se in cuor tuo sale questo desiderio tu peccherai, e così se sale altra
malvagità peccherai. Un tale desiderio per un servo di Dio è un grande peccato.
Se qualcuno opera una turpe azione, si prepara la morte. 3. In guardia dunque:
lontano da un siffatto desiderio. Là dove c'è la santità non deve salire
l'iniquità nel cuore dell'uomo giusto". 4. Gli dico: "Signore,
permettimi di domandarti poche cose". "Parla". "Se uno ha
la moglie credente e la coglie in qualche adulterio, pecca il marito vivendo
con lei?". 5. "Sino a quando, risponde, ignora la cosa non pecca. Se
il marito, invece, viene a conoscenza della colpa e la moglie non se ne pente e
permane nell'adulterio e il marito convive con lei, egli diviene partecipe del
peccato di essa e complice dell'adulterio". 6. "Che cosa, Signore,
farà il marito se la moglie persiste in questa passione?".
"L'allontani e il marito rimanga per sé solo. Se dopo aver allontanato la
moglie sposa un'altra donna, anch'egli commette adulterio". 7. "Se,
signore, la moglie, dopo che è stata allontanata, si pente e vuole ritornare
dal marito non sarà ripresa?". 8. "Sì, dice; e se il marito non la
riceve pecca e si addossa una grande colpa. Deve, invece, ricevere chi ha
peccato e si è pentito, e non già per molte volte. Per i servi del Signore c'è
una penitenza sola. Per tale pentimento il marito non deve risposarsi. Questa
direttiva vale sia per la donna che per l'uomo. 9. Non solo si ha adulterio se
uno corrompe la propria carne, ma anche chi compie cose simili ai pagani è un
adultero. Se qualcuno persiste in tali azioni e non si pente, lungi da lui e
non vivere con lui; diversamente sei partecipe del suo peccato. 10. Per questo
vi fu ordinato di rimanere da soli, per la donna e per l'uomo. Vi può essere in
loro pentimento. 11. Io, dunque, non voglio dare occasione perché questa
situazione venga a determinarsi, ma chi ha peccato non pecchi più. C'è chi può
dare un rimedio per il peccato commesso in precedenza: l'Onnipotente".
Il
pentimento è saggezza
XXX (2), 1. Lo interrogai di nuovo
dicendo: "Poiché il Signore mi ha stimato degno che tu abiti sempre con
me, tollera ancora poche mie parole. Non so nulla e il mio cuore è indurito
dalle mie azioni precedenti. Istruiscimi perché sono molto corto di mente e non
capisco assolutamente nulla". 2. Rispondendo mi dice: "Sono preposto
alla penitenza e rendo saggezza ai penitenti. Non ti sembra che lo stesso
pentirsi sia una saggezza? Il pentirsi, dice, è una grande saggezza. Infatti,
chi ha peccato comprende di aver fatto il male davanti al Signore. Risale al
suo cuore l'azione che commise e si pente e più non compie il male, ma opera
magnificamente il bene. Umilia la sua anima e la tormenta perché ha peccato.
Considera dunque che il pentimento è una grande saggezza". 3. "Per
questo, dico, o signore, a te domando ogni cosa. Prima, poiché sono peccatore,
che io sappia quali opere fare per vivere. Molti e vari sono i miei
peccati". 4. "Vivrai, mi risponde, se osserverai i miei precetti e in
essi camminerai. Del resto chi ascolta e mette in pratica questi precetti,
vivrà in Dio".
Dopo il
battesimo, la purezza
XXXI (3), 1. "Ancora, signore,
continuerò a interrogarti". "Parla" mi dice. "Signore, ho
inteso da alcuni maestri che altra penitenza non si ha se non quella di quando
siamo discesi nell'acqua e abbiamo ricevuto il perdono dei nostri precedenti
peccati". 2. Mi dice: "Hai inteso bene, è così. Bisogna che chi ha
ricevuto il perdono dei peccati non pecchi più, ma viva nella purezza. 3.
Poiché tu osservi accuratamente ogni cosa, anche questo ti spiegherò, ma senza
dare un pretesto a quelli che stanno per credere o a quelli che hanno già
creduto nel Signore. Invero quelli che hanno già creduto, o stanno per credere,
non hanno ottenuto la penitenza dei peccati, ma il perdono dei loro precedenti
peccati. 4. Per i chiamati prima di questi giorni il Signore stabilì la
penitenza. Il Signore, che scruta il cuore e prevede le cose, conobbe la
debolezza degli uomini e la furberia del diavolo nel fare il male ai servi di
Dio e nel macchinare contro di loro. 5. Misericordioso, il Signore ebbe
compassione della sua creatura e stabilì la penitenza, e diede a me il potere
su di essa. 6. Ma io ti dico: dopo la grande e santa chiamata, se qualcuno,
sobillato dal diavolo pecca, ha una sola penitenza; se poi subito pecca e si
pente, è inutile per lui, difficilmente vivrà". 7. Gli dico: "Signore,
rinacqui nel sentire da te queste cose annunciate con tanta esattezza. So che,
se non continuerò nei miei peccati, mi salverò". "Sarai salvo tu, e
tutti quanti faranno lo stesso".
Dopo
la morte del coniuge, le seconde nozze
XXXII (4), 1. Lo interrogai di nuovo
dicendo: "Signore, poiché mi sopporti, spiegami ancora questo".
"Parla" mi dice. Ed io: "Signore, se il marito o la moglie muore
e uno di essi si risposa, pecca risposandosi?". 2. "Non pecca, dice.
Se, invece, rimane da solo si procura un onore straordinario e una grande
gloria presso il Signore. Se si risposa non pecca. 3. Pratica la castità e la
santità e vivrai in Dio. Le cose che ti dico e ti dovrò dire, osservale sin da
questo giorno in cui mi sei stato affidato e abiterò nella tua casa. 4. Per tutte
le colpe commesse prima ci sarà il perdono se osserverai i miei precetti. E per
tutti ci sarà i1 perdono se osserveranno questi precetti e cammineranno nella
purezza".
Quinto
precetto
La pazienza
XXXIII (1), 1. Mi dice: "Sii paziente
e assennato. Dominerai tutte le azioni malvagie e opererai ogni giustizia. 2.
Se sarai paziente lo Spirito Santo che dimora in te sarà puro e non offuscato
da altro cattivo spirito. Abitando un luogo grande si rallegrerà ed esulterà
col corpo in cui abita e servirà il Signore con molta gioia. Ha in sé la
felicità. 3. Se sopraggiunge una collera, subito lo Spirito Santo, che è
delicato, si angustia non avendo il luogo puro, e cerca di allontanarsi. È come
soffocato da un cattivo spirito, senza lo spazio per servire il Signore come
anela, perché è contaminato dalla collera. Nella magnanimità abita il Signore,
nella collera il diavolo. 4. È incompatibile e dannoso per l'uomo in cui
abitano che i due spiriti dimorino insieme. 5. Se tu prendi un pochettino di
assenzio e lo versi in un vaso di miele, non si guasta tutto il miele? Tanto
miele viene rovinato da pochissimo assenzio che distrugge la dolcezza del miele
e non è gradito al padrone perché fu reso amaro e inutilizzabile. Se, invece,
non si versa l'assenzio nel miele, il miele rimane dolce ed è assai gradito al
suo padrone. 6. Considera che la pazienza è assai dolce, superiore al miele, e
tanto si addice al Signore. In essa abita. La collera è amara e funesta. Se tu
mescoli la collera alla pazienza, la pazienza si contamina e non è più utile la
sua preghiera a Dio. 7. "Vorrei, signore, conoscere l'azione della collera
per guardarmene". Mi dice: "Se non te ne guarderai con la tua
famiglia, perderai ogni speranza. Ma tieniti lontano; io sono con te. Saranno
lontani dalla collera quanti fanno penitenza con tutto il loro cuore, poiché
sarò con loro e li salverò. Tutti furono giustificati dall'angelo
santissimo".
La
collera
XXXIV (2), 1. "Ascolta, dice,
l'azione della collera come è perversa, e come travolge con il suo impeto i
servi di Dio e come li devia dalla giustizia. Non devia quelli che sono pieni
di fede, nè può agire contro di loro perché la forza del Signore è con loro. Fa
deviare quelli che sono vuoti e incerti. 2. Se vede tali uomini che se ne
stanno tranquilli, si insinua nel cuore di qualcuno e per un nulla l'uomo o la
donna si trova nell'ira o per le faccende del vivere o per i cibi o per qualche
futilità o per qualche amico o per il dare o l'avere o per simili cose inutili.
Queste sono cose futili, vane, stolte e dannose per i servi di Dio. 3. La
pazienza, invece, è grande e forte ed ha un vigore formidabile, saldo e
prospero e si estende largamente. La pazienza è gioiosa, contenta, senza
preoccupazioni, e magnifica il Signore in ogni tempo. Nulla ha in sé di aspro e
rimane sempre calma e tranquilla. La pazienza abita con quelli che hanno una
fede perfetta. 4. La collera per prima cosa è stolta, leggera e pazza. Dalla
stoltezza nasce l'asprezza, dall'asprezza l'animosità, dall'animosità l'ira,
dall'ira il furore. Il furore, poi, che si compone di tanti mali, è un peccato
grande e inguaribile. 5. Quando tutti questi spiriti abitano in un corpo, ove
dimora anche lo Spirito Santo, quel corpo non li contiene, ma trabocca. 6. Lo
spirito delicato, non avendo, dunque, dimestichezza nell'abitare con lo spirito
cattivo, né con la durezza, si allontana da un tale uomo e cerca di abitare con
la mansuetudine e la serenità. 7. Quando si allontana dall'uomo in cui abita,
l'uomo diventa privo dello spirito giusto e, pieno di spiriti malvagi, si agita
in ogni sua azione. Tirato qua e là dagli spiriti malvagi, rimane del tutto
cieco nel buon discernimento. Così capita a tutti gli iracondi. 8. Lungi
dall'ira, lo spirito perverso! Rivestiti di pazienza, resisti alla collera e
all'asprezza e sarai con la saggezza amata dal Signore. Vedi di non trascurare
questo precetto. Se te ne impadronisci, potrai osservare anche gli altri
precetti che ti devo ordinare. Sii forte e incrollabile in essi, e siano
incrollabili tutti quelli che vogliono camminare nella loro via".
Sesto
precetto
La via
dritta e la via storta
XXXV (1), 1. "Ti ordinai,
dice, nel primo precetto di osservare la fede, il timore e la continenza".
"Sì, dico, signore". "Ma ora ti voglio spiegare le loro forze,
perché tu conosca quale potere ed efficacia hanno. Le loro forze sono duplici e
per il giusto e per l'ingiusto. 2. Tu dunque credi al giusto e non credere
all'ingiusto. Il giusto ha una via dritta, l'ingiusto, invece, una via storta,
ma tu cammina per la via dritta e piana, lascia la storta. 3. La via storta non
ha sentieri, ma tratti impraticabili e molti ostacoli ed è scabrosa e piena di
spini; fatale per coloro che vi si imbattono. 4. Quelli che, invece, camminano
per la via dritta, vanno in modo uniforme e senza inciampi. Non è scabrosa né
spinosa. Vedi, dunque, che è più utile prendere la via dritta". 5.
"Signore, dico, mi piace prendere questa via". "Vi camminerai e
camminerà in essa chiunque si rivolge con tutto il cuore al Signore".
L'angelo
della giustizia e l'angelo della iniquità
XXXVI (2), 1. Dice: "Ora
ascoltami sulla fede. Con l'uomo sono due angeli, uno della giustizia e l'altro
della iniquità". 2. "Come, o signore, conoscerò le loro azioni,
poiché entrambi gli angeli abitano con me?". 3." Ascolta, mi
risponde, e rifletti. L'angelo della giustizia è delicato, verecondo, calmo e
sereno. Se penetra nel tuo cuore, subito ti parla di giustizia, di castità, di
modestia, di frugalità, di ogni azione giusta e di ogni insigne virtù. Quando tutte
queste cose entrano nel tuo cuore, ritieni per certo che l'angelo della
giustizia è con te. Sono, del resto, le opere dell'angelo della giustizia.
Credi a lui e alle sue opere. 4. Guarda ora le azioni dell'angelo della
malvagità. Prima di tutto è irascibile, aspro e stolto e le sue opere cattive
travolgono i servi di Dio. Se si insinua nel tuo cuore, riconoscilo dalle sue
opere". 5. "In che modo, signore, gli obietto, lo riconoscerò, non lo
so". "Ascoltami, dice. Quando ti prende un impeto d'ira o un'asprezza,
sappi che egli è in te. Poi, il desiderio delle molte cose, il lusso dei molti
cibi e bevande, di molte crapule e di lussi vari e superflui, le passioni di
donne, la grande ricchezza, la molta superbia, la baldanza e tutto quanto vi si
avvicina ed è simile. Se tutte queste cose si insinuano nel tuo cuore, sappi
che è in te l'angelo dell'iniquità. 6. Avendo conosciuto le sue opere,
allontanati da lui e non credergli in nulla, perché le sue opere sono malvagie
e dannose ai servi di Dio. Hai, dunque, le azioni di ambedue gli angeli,
rifletti e credi all'angelo della giustizia. 7. Lungi dall'angelo della
iniquità, perché il suo insegnamento è cattivo per ogni opera. Se uno è
credente e il pensiero di questo angelo gli subentra nel cuore, uomo o donna che
sia, per forza peccherà in qualche cosa. 8. Invece, se uno è pessimo, uomo o
donna, e subentrano nel suo cuore le opere dell'angelo della giustizia,
necessariamente farà qualche cosa di buono. 9. Vedi, dunque, che è bello
seguire l'angelo della giustizia e rinunziare all'angelo della iniquità. 10.
Questo precetto manifesta ciò che concerne la fede perché tu creda alle opere
dell'angelo della giustizia e, compiendole, tu vivrai in Dio. Credimi. Le opere
dell'angelo della malizia sono perniciose. Non facendole, vivrai in Dio".
Settimo
precetto
Temere il
Signore e custodire i suoi precetti
XXXVII, 1. Mi disse: "Temi il
Signore e custodisci i suoi precetti. Custodendo i precetti di Dio sarai
potente in ogni opera, e ogni tua azione non avrà confronto. Temendo il Signore
farai bene ogni cosa. È il timore che bisogna avere, e sarai salvo. 2. Non
temere il diavolo. Temendo il Signore, dominerai il diavolo perché egli non ha
forza. In chi non c'è forza non c'è timore; in chi c'è la forza gloriosa c'è
anche il timore. Ognuno che ha forza ha timore; chi non ha forza è vilipeso da
tutti. 3. Temi le opere del diavolo che sono cattive. Temendo il Signore,
temerai le opere del diavolo e non le farai, ma ti allontanerai da esse. 4.
Duplice è il timore. Se vuoi compiere il male temi il Signore e non lo farai;
se vuoi, invece, compiere il bene temi il Signore e lo farai. Il timore del
Signore è forte, grande e glorioso. Temi il Signore e vivrai in lui. Quelli che
lo temono e osservano i suoi precetti vivranno in Dio". 5. "Perché,
chiedo, signore, hai detto di coloro che osservano i suoi comandamenti:
vivranno in Dio?". "Perché ogni creatura teme il Signore, ma non
osserva i suoi precetti. È presso Dio la vita di quelli che lo temono e
osservano i suoi precetti. Per coloro che non osservano i precetti di lui, non
c'è vita in loro".
Ottavo
precetto
L'astinenza
è duplice
XXXVIII, 1. "Ti dissi che le
opere di Dio sono duplici; ed anche l'astinenza è duplice. Da alcune cose
bisogna astenersi, da altre no". 2. "Fammi conoscere, signore, quelle
da cui bisogna astenersi, e quelle da cui non bisogna". "Ascolta.
Astieniti dal male e non farlo. Non astenerti dal bene, ma operalo. Se ti
astieni dall'operare il bene, compi un grande peccato. Se ti astieni dal fare il
male, operi una grande giustizia. Astieniti da ogni malvagità, facendo il
bene". 3. "Quali, signore, sono le malvagità da cui bisogna che ci
asteniamo?". "Ascolta, dice: dall'adulterio e dalla fornicazione, dal
bere fuori misura, dalle prave delizie, dalle molte vivande, dal lusso della
ricchezza, dalla ostentazione, dall'orgoglio, dalla superbia, dalla menzogna,
dalla maldicenza, dall'ipocrisia, dal rancore e da ogni bestemmia. 4. Nella
vita degli uomini questi vizi sono i peggiori. Da tutti questi vizi bisogna che
si astenga il servo di Dio; chi non se ne astiene non potrà vivere in Dio.
Ascolta anche le cose che li seguono". 5. "Signore, vi sono ancora
opere inique?". "E sono molte dalle quali bisogna che il servo di Dio
si astenga: il furto, la menzogna, la frode, la falsa testimonianza,
l'avarizia, la nefasta concupiscenza, l'inganno, la vanagloria, la baldanza e
quanto vi è di simile. 6. Non ti sembra che queste cose siano un male? E sono
un male assai grave, aggiungo, per i servi di Dio. Da tutti questi mali deve
astenersi il servo di Dio. Astieniti da tutti questi mali perché tu viva con
Dio e sia annoverato tra coloro che li tengono lontano. Queste, dunque, le cose
da cui bisogna che ti astenga. 7. Ascolta, invece, le cose da cui non ti devi
astenere, ma le devi fare. Non ti astenere dal bene, ma fallo". 8. Chiedo:
"Signore, mostrami la virtù delle opere buone, perché io cammini in esse e
le persegua e facendole mi possa salvare". "Ascolta, dice, le opere
di bene che devi compiere e non trascurare. 9. Prima di tutto la fede, il
timore del Signore, la carità, la concordia, le parole di giustizia, la verità,
la pazienza. Nulla vi è di meglio nella vita degli uomini. Se uno osserva
queste cose e non se ne astiene, è beato nella sua vita. 10. Ascolta il loro
seguito: assistere le vedove, visitare gli orfani e i bisognosi, liberare dalle
ristrettezze i servi di Dio, essere ospitale (nella ospitalità talvolta si
trova a fare il bene), non ostacolare nessuno, essere sereno, essere il più
umile di tutti gli uomini, rispettare i vecchi, praticare la giustizia,
osservare la fratellanza, sopportare la prepotenza, essere magnanimo, non
serbare rancore, consolare gli afflitti, non allontanare dalla fede coloro che
danno scandalo, ma convertirli e far loro coraggio, ammonire i peccatori, non
opprimere i debitori e i bisognosi, e altre cose simili. 11. Non ti sembra, mi
dice, che queste cose siano buone?". Rispondo: "Che cosa vi è di
meglio?". "Cammina, dunque, mi replica, in esse e non astenertene, e
vivrai in Dio. 12. Osserva, dunque, il precetto: se fai il bene e non te ne
astieni vivrai in Dio, e tutti quelli che operano in questo modo vivranno in
Dio. E ancora: se non fai il male e te ne astieni vivrai in Dio. E vivranno in
Dio quanti camminano osservando questi precetti".
Nono
precetto
Rimuovere
l'incertezza
XXXIX, 1. Mi dice: "Rimuovi da
te l'incertezza e non dubitare assolutamente di chiedere a Dio, dicendo in te
stesso: come posso chiedere e ricevere dal Signore avendo io peccato molto contro
di lui? 2. Non pensare così, ma con tutto il tuo cuore rivolgiti al Signore e
pregalo con fermezza, e conoscerai la sua grande misericordia, perché non ti
abbandonerà, ma compirà la preghiera della tua anima. 3. Dio non è come gli
uomini che serbano rancore, ma egli non ricorda le offese ed ha compassione per
la sua creatura. 4. Tu, intanto, purifica il tuo cuore da tutte le vanità di
questo mondo e dai vizi che ti sono stati prima detti, e chiedi al Signore.
Riceverai tutto e sarai esaudito in ogni tua richiesta, se chiederai con
fermezza al Signore. 5. Se nel tuo cuore sei titubante, non otterrai nessuna
tua richiesta. Coloro che dubitano in Dio, sono indecisi e assolutamente nulla
ottengono delle loro richieste. 6. Coloro che sono perfetti nella fede tutto
chiedono credendo nel Signore e ottengono, perché chiedono con fermezza, senza
mostrarsi incerti. Ogni uomo incerto, se non si converte, difficilmente si
salverà. 7. Purifica, dunque, il tuo cuore dall'incertezza, rivestiti della
fede, che è forte, credi in Dio ed otterrai tutte le richieste che fai. Se
avendo fatto al Signore qualche richiesta, ottieni più tardi, non dubitare
perché non ottieni presto la richiesta della tua anima. Certamente, per qualche
prova o per qualche colpa che tu ignori, ottieni più tardi la tua richiesta. 8.
Tu, dunque, non ti stancare di fare al Signore la richiesta della tua anima, e
l'otterrai. Se nel chiedere ti scoraggi e dubiti, accusa te stesso e non chi ti
è munifico. 9. Guardati dall'incertezza: essa è turpe, insensata e sradica
dalla fede molti credenti e i forti. Tale incertezza è figlia del diavolo e
troppo inganna i servi di Dio. 10. Disprezza, dunque, l'incertezza e vincila in
ogni cosa, rivestendoti della fede forte e potente. La fede, infatti, tutto
promette, tutto compie, mentre l'incertezza, non avendo fiducia in sé, sbaglia
tutte le opere che intraprende. 11. Vedi, dunque, dice, che la fede è
dall'alto, da parte del Signore ed ha una grande forza. L'incertezza, invece,
spirito terrestre, è dal diavolo e non ha forza. 12. Tu servi la fede che ha
forza e allontana l'incertezza che non ne ha e vivrai con Dio. Vivranno con Dio
quanti la pensano così".
Decimo
precetto
Allontanare
la tristezza
XL (1), 1. "Allontana da te,
dice, la tristezza che è sorella della incertezza e della collera". 2.
"In che modo, chiedo, o signore, è sorella di queste? Mi sembra che una
cosa sia la collera, una cosa l'incertezza, ed altro la tristezza".
"Sei uno stolto, risponde, perché non sai che la tristezza è il peggiore
di tutti gli spiriti ed è la più nociva ai servi di Dio. Al di sopra di ogni
spirito distrugge l'uomo, contrista lo Spirito Santo e poi salva". 3.
"Io, signore, sono corto di mente e non comprendo queste similitudini. Non
saprei come può contristare e poi salvare". 4. "Ascolta, dice: quelli
che non hanno mai fatto ricerche sulla verità né hanno indagato sulla divinità
ed hanno solo creduto, sono presi dalle faccende, dalla ricchezza, dalle
amicizie pagane e da molti altri affari di questo mondo. Quanti vivono per queste
cose non comprendono le allegorie della divinità. Ottenebrati e rovinati dalle
loro attività diventano aridi. 5. Come le belle vigne se vengono trascurate,
inaridiscono per le spine e le varie erbacce, così gli uomini che hanno creduto
quando si lasciano distrarre, travolti dalle molte faccende che ho ricordate,
ingannano la loro mente e non capiscono completamente nulla della giustizia.
Quando sentono parlare della divinità e della verità, la loro mente si trascina
nell'azione, ed essi non comprendono assolutamente nulla. 6. Invece, coloro che
temono Dio e cercano la divinità e la verità ed hanno il cuore rivolto al
Signore, capiscono e colgono presto tutto ciò che si dice loro. Hanno in se
stessi il timore del Signore. Là ove abita il Signore, si ha la completa
intelligenza. Légati al Signore e tutto avvertirai e comprenderai".
L'incertezza
e l'ira
XLI (2), 1. "Ascolta, dunque,
o stolto, in che modo la tristezza caccia lo Spirito Santo e poi salva. 2.
Quando un indeciso è indotto a qualche impresa e fallisce per la sua
incertezza, il dolore entra nell'uomo, contrista lo Spirito Santo e lo caccia.
3. Poi se la collera si attacca all'uomo per qualunque faccenda sia, lo
esaspera molto; di nuovo la tristezza subentra nel cuore dell'uomo adirato che
prova dolore per l'impresa compiuta e si pente perché ha agito male. 4. Sembra
che questa tristezza abbia salvezza perché chi ha fatto i1 male si è pentito.
Ambedue le cose contristano lo spirito; l'incertezza perché non riuscì
nell'impresa, l'ira contrista lo Spirito perché operò il male. Ambedue sono
moleste allo Spirito Santo, l'incertezza e la collera. 5. Lungi da te la
tristezza e non angustiare lo Spirito Santo che abita in te, perché non si
rivolga a Dio contro di te e si allontani da te. 6. Lo Spirito di Dio dato a
questa carne non tollera né tristezza né angustia".
La gioia
XLII (3), 1. "Rivestiti,
dunque, di gioia che è sempre gradita a Dio e gli è accetta. In essa si
diletta. Ogni uomo allegro opera bene, pensa bene e disprezza la mestizia. 2. Invece
l'uomo triste si comporta sempre male. Prima agisce male perché contrista lo
Spirito Santo che fu dato gioioso all'uomo, poi, contristando lo Spirito Santo,
compie l'ingiustizia di non supplicare Dio e di non confessarsi a Lui. La
preghiera dell'uomo triste non ha mai la forza di salire all'altare del
Signore". 3. "Perché, chiedo, la preghiera del triste non sale
all'altare?". "Perché, dice, la tristezza risiede nel suo cuore. La
tristezza unita alla preghiera non permette che la preghiera ascenda pura
all'altare. Come l'aceto e il vino mescolati insieme non hanno lo stesso
sapore, così la tristezza frammista allo Spirito Santo non conserva la stessa
preghiera. 4. Purìficati, dunque, da questa nefasta tristezza e vivrai in Dio.
E vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni
gioia".
Undicesimo
precetto
Il falso
profeta
XLIII, 1. Mostrandomi uomini seduti
su una panca e un uomo seduto su di una cattedra mi dice: "Vedi quelli che
siedono sulla panca?". "Vedo, signore". Mi precisa: "Questi
sono i fedeli, e quello che è seduto sulla cattedra è un falso profeta che
rovina la mente dei servi di Dio. Rovina, cioè, la mente dei dissociati, non
dei fedeli. 2. I dissociati vanno da lui come da un mago e gli chiedono che
cosa accadrà loro. Il falso profeta, non avendo forza alcuna dello Spirito di
Dio, risponde secondo le domande e le passioni della loro iniquità e soddisfa
le loro anime come essi vogliono. 3. Essendo egli vano, cose vane dice ai vani.
Su ciò che gli si domanda, risponde con la vanità dell'uomo. Dice anche cose
vere. Il diavolo, infatti, lo riempie del suo spirito, con lo scopo di piegare
qualche giusto. 4. Quanti, dunque, sono forti nella fede del Signore, poiché
sono rivestiti di verità non aderiscono agli spiriti malvagi, ma se ne
allontanano. Quanti, invece, sono incerti e si convertono spesso, si rivolgono
agli indovini come i pagani ed acquisiscono un peccato maggiore divenendo
idolatri. Chi interroga un falso profeta su qualche faccenda, è un idolatra,
uno privo di verità, un insulso. 5. Infatti, ogni spirito dato da Dio non si fa
interrogare, ma avendo la forza divina, da sé dice ogni cosa poiché è
dall'alto, dalla potenza dello Spirito di Dio. 6. Invece, lo spirito che si fa
interrogare e si pronunzia secondo le passioni degli uomini, è terreno, leggero
e non ha forza. Addirittura non parla se non è interrogato". 7. Chiedo:
"Come, o signore, l'uomo distinguerà chi è profeta da chi è falso
profeta?". "Ascolta, e di entrambi i profeti, come ti sto per dire,
valuterai il profeta e il falso profeta. Dalla vita distingui l'uomo che ha lo
Spirito di Dio. 8. Prima, chi ha dall'alto lo Spirito è calmo, sereno, umile e
lontano da ogni malvagità e desiderio vano di questo secolo. Egli considera se
stesso inferiore a tutti gli uomini e, interrogato, non risponde a nessuno, né
parla come una monade. Lo Spirito Santo non parla quando l'uomo vuole, ma solo
quando Dio vuole che parli. 9. Quando un uomo che ha lo Spirito di Dio entra in
una riunione di uomini giusti, che hanno la fede dello Spirito di Dio, e c'è la
preghiera della riunione di quegli uomini a Dio, allora l'angelo dello spirito
profetico, che dimora in lui, riempie l'uomo, e quell'uomo pieno dello Spirito
Santo parla alla moltitudine come il Signore vuole. 10. Così si manifesta lo
spirito divino. Tale è la potenza del Signore sullo spirito divino. 11. Ascolta
ora, mi dice, intorno allo spirito terreno e vano, che non ha forza ed è
insulso. 12. Prima, l'uomo che crede di avere lo spirito si esalta e vuole
avere il primo posto e subito si presenta sfacciato, impudente e loquace. Vive
fra molte mollezze e molti altri piaceri e accetta le rimunerazioni per la sua
preghiera. Se non le riceve non profetizza. Potrebbe uno spirito divino
ricevere la ricompensa e profetare? Non è possibile che un profeta di Dio
faccia questo. Lo spirito di siffatti profeti è terreno. 13. Poi non si accosta
per nulla all'assemblea di uomini giusti, ma li evita. Si unisce agli incerti e
ai vani e profetizza loro in un angolo. Li inganna parlando loro a vuoto di
ogni cosa, secondo le loro passioni; del resto ai vani egli risponde. Un vaso
vuoto messo con gli altri vuoti non si rompe, ma tra loro si armonizzano. 14.
Quando giunge in un'assemblea piena di giusti che hanno lo spirito divino e da
loro si fa la preghiera, quell'uomo viene reso vano e lo spirito terreno, per
timore, fugge da lui. Diventa muto quell'uomo ed è completamente disorientato
per non poter più parlare. 15. Se conservi in un ripostiglio vino e olio e
metti un vaso vuoto e di nuovo vuoi sgombrare il ripostiglio, il vaso che
mettesti vuoto, vuoto lo troverai. Così anche i profeti vuoti, quando entrano
tra gli spiriti dei giusti, come vennero si ritrovano. 16. Ecco la vita di
entrambi i profeti. Giudicalo dalle opere e dalla vita l'uomo che dice di
essere portatore dello spirito. 17. Tu credi allo Spirito che viene da Dio e
che ha forza, e non credere, invece, allo spirito terrestre e vuoto, poiché in
lui non c'è forza. Egli viene dal diavolo. 18. Ascolta la similitudine che sto
per dirti. Prendi una pietra e lanciala verso il cielo, vedi se puoi toccarlo.
O meglio, prendi un tubo d'acqua e tira il getto verso il cielo e vedi se puoi
trapassarlo". 19. Dico: "Come, signore, possono avvenire queste cose?
Sono entrambe impossibili le cose che hai detto". "Come queste cose
sono impossibili, egli risponde, così gli spiriti terrestri sono impotenti e
deboli. 20. Prendi, dunque, la forza che viene dall'alto. La grandine è un
infimo granello e quando cade sulla testa di qualcuno come fa male! Ancora
prendi la goccia che scende dal tetto a terra: fora la pietra. 21. Pensa,
dunque, che le cose più piccole che dall'alto cadono sulla terra hanno una
grande forza. Così anche lo spirito divino che viene dall'alto è potente. Tu
credi, pertanto, a questo spirito, e allontana l'altro".
Dodicesimo
precetto
Liberarsi da ogni desiderio cattivo
XLIV (1), 1. Mi dice:
"Liberati da ogni desiderio cattivo e rivestiti di ogni desiderio buono e
santo. Rivestendoti di un tale desiderio odierai il desiderio cattivo e lo
frenerai come vuoi. 2. Il cattivo desiderio è violento e difficilmente si
addolcisce. È terribile e con la sua massima ferocia consuma gli uomini.
Specialmente se vi cade un servo di Dio che non sia avveduto. Viene
terribilmente rovinato. Rovina, però, quelli che non indossano l'abito del
desiderio buono e si lasciano prendere da questo mondo. Sono questi che
consegna alla morte". 3. Domando: "Quali, o signore, sono le opere
del desiderio cattivo che consegnano gli uomini alla morte? Fammele conoscere,
perché me ne voglio stare lontano". "Ascolta con quali opere lo
spirito cattivo fa morire i servi di Dio.
Seguire
il desiderio buono
XLV (2), 1. "Prima di tutto il
desiderio della donna o dell'uomo altrui, dello sfarzo, della ricchezza, delle molte
inutili vivande e bevande ed altre numerose e insulse mollezze. Ogni mollezza è
insulsa e vana per i servi di Dio. 2. Questi desideri sono cattivi e fanno
morire i servi di Dio. Il desiderio cattivo è figlio del diavolo. Bisogna stare
lontano dai desideri cattivi per vivere, standosene lontani, in Dio. 3. Quanti
sono da essi dominati e non si oppongono, alla fine muoiono. Fatali sono questi
desideri cattivi. 4. Tu, dunque, rivestiti del desiderio della giustizia e
armato del timore di Dio resisti ad essi. Infatti, il timore di Dio risiede nel
desiderio buono. Il desiderio cattivo, se ti vede armato del timore di Dio e
che tu lo contrasti, ti fuggirà lontano e non si farà più vedere da te perché
teme le tue armi. 5. Tu dunque, vincendo e trionfando su di esso vieni al
desiderio della giustizia e consegnagli la vittoria che riportasti, servendolo
come vuole. Se tu servi il desiderio buono e ad esso ti sottometti, puoi
dominare il desiderio cattivo e sottometterlo come vuoi".
Adempiere
il ministero affidato
XLVI (3), 1. "Vorrei sapere,
signore, con quali maniere devo servire il desiderio buono".
"Ascolta: pratica la giustizia e la virtù, la verità e il timore del
Signore, la fiducia e la mansuetudine e quante cose buone sono simili a queste.
Operando ciò sarai un servo di Dio accetto e vivrai con Lui. Tutti quelli che
serviranno il desiderio buono vivrà in Dio". 2. Terminati i dodici
precetti, mi dice: "Questi sono i precetti, cammina nella loro via e prega
quelli che ascoltano che la loro conversione sia pura per i rimanenti giorni
della loro vita. 3. Adempi con cura il ministero che ti affido e opererai
molto. Sarai gradito a quelli che vogliono convertirsi e crederanno alle tue
parole. Sarò con te e li indurrò a credere". 4. Gli chiedo: "Questi
precetti sono grandi, belli, eccellenti, e possono rallegrare il cuore
dell'uomo che può osservarli. Non so, o signore, se questi precetti possono
essere osservati dall'uomo, poiché sono troppo duri". 5. Rispondendo mi
dice: "Se sei convinto che si possono osservare, li osserverai senza
difficoltà e non saranno duri. Se, invece, si insinua nel tuo cuore che non
possono essere osservati dall’uomo, non li osserverai. 6. Ora ti dico: se non
li osserverai, ma li trascuri, non avrai salvezza né tu, né i tuoi figli, né la
tua casa poiché tu hai ritenuto che questi precetti non possono essere
osservati dall'uomo".
La
paura del diavolo non ha forza
XLVII (4), 1. Mi disse queste cose
con uno sdegno tale che rimasi sconvolto ed ebbi molta paura. Il suo aspetto si
alterò in modo che un uomo non poteva sostenere la sua ira. 2. Vedendomi tutto
disorientato e confuso, incomincio a parlarmi con più moderazione e dolcezza e
mi disse: "Insulso, dissennato e incerto, non sai che la gloria di Dio è
grande, forte e stupenda? Egli non creò il mondo per l'uomo e tutta la sua
creazione sottomise all'uomo dandogli il potere di dominare ogni cosa che è
sotto il cielo? 3. Se, dunque, dice, l'uomo è il signore di tutte le creature
di Dio e su tutte domina, non può dominare anche questi precetti? Può, precisa,
dominare tutti questi precetti solo l'uomo che ha il Signore nel suo cuore. 4.
Quelli che hanno il Signore sulle labbra, ma il cuore indurito, sono assai
lontani da Dio e per loro questi precetti sono duri e inattuabili. 5. Mettete
il Signore nel vostro cuore, voi che siete vani e leggeri nella fede, e credete
che nulla è più facile più dolce e più mite di questi precetti. 6. Pentitevi,
voi che camminate nei precetti del diavolo, difficili, aspri, duri e licenziosi
e non temete il diavolo perché non ha forza contro di voi. 7. Sarò con voi io,
l'angelo della penitenza che lo domina. Il diavolo incute solo paura e la sua
paura non ha forza. Non temetelo, dunque, e fuggirà da voi".
Il
diavolo non trionfa
XLVIII (5), 1. Gli dico:
"Signore, ascoltami per poche parole". "Di' pure quello che
vuoi". "L'uomo è desideroso di osservare i precetti di Dio, e ognuno
prega il Signore che lo rafforzi nei suoi precetti e lo sottoponga ad essi. Ma
il diavolo è duro e domina". 2. "Non può, replica, dominare i servi
di Dio che sperano con tutto il cuore in Lui. Il diavolo può combattere, ma non
può trionfare. Se lo contrastate, vinto e scornato fuggirà da voi. Quelli che
sono vani temono il diavolo come se avesse forza. 3. Quando l'uomo riempie di
buon vino i recipienti più adatti e tra questi pochi semivuoti, se torna ai
recipienti non osserva i pieni, perché li sa pieni, ma osserva i semivuoti
temendo che siano inaciditi. Presto, infatti, i recipienti semivuoti
inacidiscono e svanisce il sapore del vino. 4. Così pure il diavolo va da tutti
i servi di Dio, per provarli. Quelli che sono pieni di fede gli resistono
energicamente, e lui si allontana da loro non avendo per dove entrare. Allora
egli va dai vani e, trovando lo spazio, entra da loro ed agisce con questi come
vuole e gli diventano soggetti".
Convertirsi
con tutto il cuore al Signore
XLIX (6), 1. "Io, l'angelo
della penitenza, vi dico: "Non temete il diavolo. Fui inviato per stare
con voi che fate penitenza con tutto il vostro cuore e per rafforzarvi nella
fede. 2. Credete in Dio, voi che per i vostri peccati avete disperato della
vostra vita, accresciuto le colpe e appesantito la vostra esistenza. Se vi
convertite al Signore con tutto il vostro cuore e operate la giustizia per i
rimanenti giorni della vostra vita e lo servite rettamente secondo la sua
volontà, vi darà il perdono per tutti i precedenti peccati e avrete la forza di
dominare le opere del diavolo. Non temete assolutamente le minacce del diavolo.
Egli è inerte come i nervi di un morto. 3. Ascoltatemi, dunque, e temete chi
può tutto salvare e perdere. Osservate questi precetti e vivrete in Dio".
4. Gli chiedo: "Signore, ora mi sento rafforzato in tutti i comandamenti
di Dio perché tu sei con me. So che abbatterai tutta la forza del diavolo e noi
lo domineremo e vinceremo tutte le sue opere. E spero che il Signore, dandomi
la forza, mi farà osservare questi precetti che hai ordinato". 5. "Li
osserverai, mi dice, se il tuo cuore diviene puro presso il Signore. Li
osserveranno tutti quelli che purificheranno il loro cuore dalle vane passioni
di questo mondo e vivranno in Dio".
SIMILITUDINI
[Si.1, L-
Si.2, Ll 3]
Prima
similitudine
La nostra
terra è straniera
L, 1. Mi dice: "Voi servi di Dio,
sapete di abitare una terra straniera. La vostra città è molto lontana da
questa. Se sapete la città che dovete abitare, perché mai qui vi procurate
campi, apparati sontuosi, case e dimore inutili? 2. Chi prepara queste cose per
questa città non cerca di ritornare nella propria. 3. O stolto, dissociato e
infelice, non pensi che tutte queste cose ti sono estranee e sotto il dominio
di un altro? Infatti, il signore di questa città dirà: Non voglio che tu abiti
nella mia città, ma vattene perché non obbedisci alle mie leggi. 4. Tu che hai
campi, abitazioni e molti altri averi, mandato via da lui, cosa potrai fare del
campo, della casa e delle altre cose che ti procurasti? Ti dice giustamente il
signore di questo paese: Obbedisci alle mie leggi o vattene da questo paese. 5.
Che dovrai fare tu, che hai una legge nella tua città? Per i tuoi campi e per
le altre sostanze rinnegherai completamente la tua legge e camminerai nella
legge di questa città? Vedi che non sia nocivo rinnegare la tua legge. Se vuoi
tornare nella tua città, non sarai ricevuto perché rinnegasti la legge della
tua città e ne sei rimasto tagliato fuori. 6. Bada, abitando in terra
straniera, di non procurarti più dello stretto necessario e sii pronto. Quando
il signore di questa città vuole cacciarti perché ti sei opposto alla sua
legge, uscirai da questa città e andrai nella tua e obbedirai alla tua legge
senza ostilità e con gioia. 7. Guardate, voi che servite il Signore avendolo
nel cuore. Fate le opere di Dio, ricordandovi dei suoi comandamenti e delle
promesse che ha fatto. Credetegli, le adempirà se sono osservati i suoi
precetti. 8. Invece dei campi, riscattate le anime oppresse come uno può,
visitate vedove e orfani e non disprezzateli. Consumate le vostre ricchezze e
tutte le sostanze che avete ricevuto da Dio in questi campi e case. 9. Per
questo il Signore vi arricchì, per prestare a lui tali servizi. È molto meglio
acquistare questi campi, sostanze e case che ritroverai nella tua città quando
vi tornerai. 10. Questo investimento è bello e santo, non ha né tristezza né
paura, ma allegria. Non fate, dunque, l'investimento dei pagani che è dannoso
ai servi di Dio. 11. Fate l'investimento che vi è proprio in cui potete
rallegrarvi. Non defraudate, non toccate l'altrui e non desideratelo; è turpe
desiderare le cose degli altri. Espleta il tuo lavoro e sarai salvo".
Seconda
similitudine
La
vite e l'olmo: la preghiera del ricco e del povero
LI, 1. Andando per il campo e osservando
un olmo e una vite, meditavo su di essi e i loro frutti. Mi apparve il pastore
e mi disse: "Mediti sull'olmo e sulla vite?". "Penso, signore,
che sono adatti l'uno all'altra". 2. "Questi due alberi sono un
simbolo per i servi di Dio". "Vorrei conoscere, dico, il simbolo di
questi alberi cui accenni". "Vedi l'olmo e la vite?". "Li
vedo, signore". 3. "La vite porta il frutto, l'olmo è un albero senza
frutto. Ma la vite, se non sale sull'olmo, non può dare frutti in abbondanza,
giacendo per terra. Il frutto che poi porta, se non è sospeso all'olmo,
marcisce. La vite che si attorciglia all'olmo produce frutto da parte sua e da
parte dell'olmo. 4. Vedi, dunque, che l'olmo produce molto frutto, non meno
della vite, e forse di più". "Come, signore, di più?".
"Perché, dice, la vite sospesa all'olmo porta un bel frutto in abbondanza,
giacendo per terra, invece, poco e marcio. Questa similitudine si addice ai
servi di Dio, al povero e al ricco". 5. "Fammelo sapere, signore, in
che modo". "Ascolta, mi dice. Il ricco possiede molte sostanze, ma è
povero davanti al Signore. Preoccupato dei suoi beni, fa una preghiera e una
confessione al Signore assai breve, e la fa fugace, debole, senza principio né
forza. Il ricco che solleva il povero e gli somministra il necessario, crede
che, se si adopera per il povero, potrà trarne la ricompensa presso Dio. Il
povero è ricco nella sua preghiera e nella confessione e la sua preghiera ha
grande forza presso Dio. Il ricco, quindi, provvede al povero senza titubanza.
6. Il povero, aiutato dal ricco, prega Dio per lui e lo ringrazia per lui che
l'ha beneficato. E l'altro si preoccupa ancora del povero perché non sia
abbandonato nella vita. Sa che la preghiera del povero è accetta e feconda
presso il Signore. 7. L'uno e l'altro compiono un lavoro; il povero fa la
preghiera, in cui è ricco, la preghiera che riceve dal Signore e a lui rende
per chi l'aiuta. Ugualmente il ricco offre al povero, senza titubanza, la
ricchezza ricevuta da Dio. E quest'opera è grande e gradita a Dio perché il
ricco, comprendendo la sua ricchezza, ha lavorato per il povero, con i doni del
Signore, ed ha rettamente compiuto un servizio. 8. Presso gli uomini l'olmo
sembra che non porti il frutto, ma essi non sanno né comprendono che quando si
ha la siccità, l'olmo, avendo acqua, nutre la vite, e la vite, avendo
continuamente acqua, produce frutto doppio per parte sua e per parte dell'olmo.
In questo modo anche i poveri, pregando il Signore per i ricchi, ricolmano la
ricchezza di questi e a loro volta i ricchi, dando ai poveri il necessario,
riempiono le loro anime. 9. L'uno e l'altro diventano partecipi dell'opera
giusta, e ciò facendo, non vengono abbandonati da Dio, ma iscritti nei libri
dei viventi. 10. Beati coloro che posseggono e comprendono che sono ricchi ad
opera del Signore! Chi comprende questo potrà compiere il bene".
Terza
similitudine
Gli
abitanti di questo mondo
LII, 1. Mi mostrò molti alberi
senza foglie, che mi sembravano quasi secchi. Erano tutti uguali. Mi dice:
"Vedi questi alberi?". "Li vedo tutti uguali e secchi". Mi
risponde: "Gli alberi che vedi sono gli abitanti di questo mondo". 2.
"Perché sono come secchi e uguali?". "Perché in questo mondo non
si vedono né i giusti né i peccatori, ma sono uguali. Questo mondo è un inverno
per i giusti e non si vedono perché abitano con i peccatori. 3. Come
nell'inverno gli alberi perdono le foglie e sono uguali e non si vedono quali
sono secchi e quali vegeti, così in questo mondo non si vedono né i giusti né i
peccatori, ma tutti sono uguali".
Quarta
similitudine
La mente
pura serve il Signore
LIII, 1. Mi mostra ancora molti
alberi, alcuni verdeggianti, altri secchi e mi dice: "Vedi questi
alberi?". "Vedo i verdeggianti e i secchi". 2. "Gli alberi
verdeggianti sono i giusti che abiteranno nel mondo futuro. Il mondo futuro è
una estate per i giusti e un inverno per i peccatori. Quando risplenderà la
misericordia del Signore allora si vedranno i servi di Dio e si manifesteranno
a tutti. 3. Come nell'estate si vedono i frutti di ogni albero e si riconoscono
quali sono, così saranno manifesti i frutti dei giusti e si riconosceranno
tutti quelli che sono validi in quel mondo. 4. I pagani e i peccatori, gli
alberi secchi che vedesti, si troveranno aridi e senza frutto in quel mondo e
come legna secca saranno bruciati, e saranno riconosciuti. Cattiva fu la loro
condotta di vita. I peccatori saranno bruciati poiché peccarono e non si
pentirono. I pagani poi saranno bruciati perché non riconobbero chi li creò. 5.
Tu, dunque, in te fruttifica, perché in quella estate il frutto sarà
riconosciuto. Allontana da te le molte faccende e non peccare in nulla. Quelli
che fanno molte cose peccano anche molto, perché si distraggono con i loro
affari e non servono il loro Signore. 6. Come, soggiunge, una simile persona
potrebbe chiedere qualche cosa al Signore e ottenerla non servendolo?
Otterranno le loro richieste quelli che lo servono. In nulla saranno esauditi
quelli che non lo servono. 7. Uno che è intento ad un solo lavoro può servire
il Signore. La sua mente non si dissipa lontano dal Signore, ma lo serve
rimanendo pura. 8. Facendo queste cose potrai fruttificare nel mondo futuro, e
fruttificherà pure chiunque le farà".
Quinta
similitudine
Il vero
digiuno
LIV (1), 1. Mentre digiunavo e
stavo seduto su di un monte a ringraziare il Signore per tutto ciò che ha fatto
per me, vedo il pastore che mi si siede accanto e dice: "Perché mai di
buon'ora sei venuto qui?". "Perché ho stazione, signore". 2.
"Che significa stazione?". "Digiuno, signore". "Cosa è
questo digiuno?". "Come si suole, così io digiuno". 3. "Non
sapete, dice, digiunare per amore di Dio, né è digiuno questa cosa inutile che
fate a lui". "Perché, signore, dici questo?". "Ti dico che
non è digiuno questo che vi sembra di fare. Ti insegnerò quale è il digiuno
completo e accetto al Signore". "Sì, signore, mi farai contento e
conoscerò il digiuno accetto a Dio". "Ascoltami. 4. Dio non vuole
questo digiuno vano; così digiunando per amore di Dio nulla operi per la
giustizia. Digiuna, invece, per amore di Dio, così. 5. Non far nulla di male
nella tua vita, ma servi il Signore con cuore puro; osserva i suoi
comandamenti, camminando nei suoi precetti, e non entri nel tuo cuore alcun
desiderio malvagio e credi in Dio. Se ciò farai e Lo temerai, astenendoti da
ogni opera malvagia, vivrai in Dio. Se adempi queste cose, farai un grande
digiuno accetto al Signore".
Il servo
fedele è stimato
LV (2), 1. "Ascolta la
similitudine che sto per dirti che concerne il digiuno. 2. Un tale possedeva un
podere e molti servi e piantò la vigna in una parte del podere. Doveva partire.
Scelto un servo fedele e stimato, lo chiamò e gli disse: Prendi la vigna che
piantai, muniscila di una palizzata e, sino a quando io non torni, altro non
fare alla vigna. Osserva questo mio precetto, e per me sarai libero. Il padrone
partì per terra straniera. 3. Partito il padrone, il servo cinse di una
palizzata la vigna. Finita la palizzata, vide che la vigna era piena di erbe.
4. Tra sé pensò: ho adempiuto l'ordine del padrone. Vangherò poi la vigna, che
vangata sarà più curata, e, non soffocata dalle erbe, darà più frutto. Zappò la
vigna ed estirpò tutte le erbe che erano nella vigna. La vigna divenne
bellissima e rigogliosa, senza le erbe che la soffocavano. 5. Dopo un po' di
tempo venne il padrone del campo e del servo ed entrò nella vigna. Vide la
vigna ben recintata di uno steccato, che era pure vangata, e con tutte le erbe
estirpate e che le viti erano rigogliose. Si rallegrò dei lavori del servo. 6.
Chiamato il figlio che gli era molto caro e suo erede, e gli amici che aveva
consiglieri, disse loro ciò che aveva ordinato al servo e ciò che aveva
trovato. Essi si congratularono col servo per la testimonianza resagli dal
padrone. 7. Disse loro: A questo servo promisi la libertà, se avesse osservato
l'ordine che gli davo. L'osservò e in aggiunta fece un bel lavoro alla vigna
che mi piacque molto. Per questo lavoro che ha fatto, voglio crearlo erede
insieme a mio figlio. Egli ha pensato una cosa buona, non l'ha scartata, ma
l'ha mandata a termine. 8. A questa intenzione, il figlio del padrone
acconsentì che il servo divenisse con lui erede. 9. Dopo pochi giorni, il suo
padrone di casa diede un festino e gli mandò molte vivande del banchetto. Il
servo prese le vivande che il padrone gli aveva mandato e, tolto il necessario
per sé, diede poi il resto a tutti i suoi conservi. 10. I conservi ricevendo le
vivande gioirono e incominciarono a pregare per lui perché egli, che li aveva
trattati così bene, trovasse grazia ancora più grande presso il padrone. 11. Il
padrone seppe tutto questo e molto si rallegrò per la condotta del servo. Il
padrone di nuovo chiamò gli amici e il figlio e parlò loro del comportamento
che il servo tenne per le vivande ricevute. Essi ancor più approvarono che il
servo divenisse erede insieme al figlio".
Il digiuno
unito ai precetti del Signore
LVI (3), 1. Gli dico:
"Signore, non comprendo queste similitudini né potrei coglierle se non me
le spieghi". 2. "Tutto ti spiegherò chiarendoti quanto ti dirò. Osserva
i precetti del Signore e gli sarai gradito e sarai annoverato tra quelli che
custodiscono i suoi comandamenti. 3. Se farai qualche cosa di buono oltre il
comandamento di Dio, ti procurerai una gloria maggiore e più glorioso di quello
che dovevi essere sarai presso Dio. Se osservando i precetti di Dio aggiungi
anche questi servizi, gioirai, facendoli secondo il mio volere". 4. Gli
dico: "Signore, osserverò ciò che tu vuoi. So che tu sei con me".
"Sarò con te, dice, perché hai tanto desiderio di fare il bene, e sarò con
tutti quanti hanno lo stesso desiderio. 5. Il digiuno, osservando i precetti
del Signore, è molto bello. Così osserverai, dunque, il digiuno che stai per
fare. 6. Prima di tutto guardati da ogni parola cattiva e da ogni desiderio
malvagio e purificati il cuore da tutte le cose vane di questo mondo. Se
osserverai ciò, sarà questo il digiuno perfetto. 7. Farai poi così. Compiute le
cose prescritte, il giorno in cui digiunerai non gusterai nulla, tranne pane e
acqua. Dei cibi che avresti mangiato calcola la quantità del denaro di quella
giornata che avresti speso, mettila da parte e la darai alla vedova o
all'orfano o al bisognoso. In questo modo ti farai umile e, per questa umiltà,
chi ha ricevuto riempie la sua anima e pregherà il Signore per te. 8. Se compi
il digiuno che ti ho comandato, il tuo sacrificio sarà accetto al Signore, e
questo digiuno sarà notato e il servizio che compi è bello e gioioso e ben
accolto dal Signore. 9. Questo osserverai tu con i tuoi figli e tutta la tua
casa e osservandolo sarai felice. E quelli che udendo i precetti li osservano,
saranno beati e riceveranno dal Signore le cose che chiedono".
Chiedere
l'intelligenza delle cose al Signore
LVII (4), 1. Lo pregai molto che mi
spiegasse la similitudine del campo, del padrone, della vite, del servo che
aveva recintato la vigna, dei pali, delle erbe estirpate dalla vigna, del
figlio e degli amici consiglieri. Compresi che tutto questo è una parabola. 2.
Rispondendo mi disse: "Sei molto audace nell'interrogare. Non devi
assolutamente chiedere nulla. Ciò che occorre sia spiegato, sarà
spiegato". Gli dico: "Quanto mi hai mostrato e non hai spiegato, lo
avrò visto invano se non ho capito cosa sia. Ugualmente, anche se mi dici
similitudini e non le spieghi, invano avrò ascoltato qualcosa da te". 3.
Di nuovo mi rispose dicendo: "Chiunque sia servo di Dio ed abbia il
Signore nel cuore, se chiede da lui intelligenza, la riceve e spiega ogni
parabola, e le parole per similitudini diventano comprensibili, con l'aiuto del
Signore. Invece, quelli che sono infingardi e pigri nella preghiera, esitano a
chiedere al Signore. 4. Il Signore è assai misericordioso e dona senza
dilazione a tutti coloro che gli rivolgono domanda. Tu, poi, che sei
fortificato dall'angelo glorioso e hai ricevuto da lui spirito di preghiera e
pigro non sei, perché non chiedi al Signore l'intelligenza? L'otterrai".
5. Gli dico: "Signore, avendoti con me ho bisogno di pregarti e di
interrogarti. Tu mi mostri tutto e mi parli. Se, invece, vedessi o ascoltassi
ciò senza di te, mi sarei rivolto al Signore perché me lo spiegasse".
La
spiegazione della parabola della vigna e il servo
LVIII (5), 1. "Ti ho detto
poc'anzi che sei scaltro e audace nel chiedere la spiegazione delle parabole.
Poiché sei così perseverante, ti spiegherò la parabola del campo e di tutte le
cose relative perché tu la faccia conoscere a tutti. Ascolta, dunque e
afferrale. 2. Il campo è questo mondo, il padrone del campo chi creò tutte le
cose, le perfezionò e le consolidò; il figlio è lo Spirito Santo; il servo è il
figlio di Dio; le viti sono questo popolo che ha piantato. 3. I pali sono gli
angeli santi del Signore che difendono il suo popolo. Le erbe strappate dalla
vigna sono le malvagità del popolo di Dio. Le vivande che mandò dal banchetto
sono i precetti che diede al suo popolo per mezzo di suo figlio. Gli amici e i
consiglieri sono i primi santi angeli creati. Il viaggio del padrone è il tempo
che resta per la sua venuta". 4. Gli dico: "Signore, è tutto
grandioso, meraviglioso e glorioso. Come potevo io capire tutte queste cose?
Nessun altro uomo, anche se molto edotto, potrebbe comprenderle. Ancora,
signore, spiegami ciò che sto per chiederti". 5. "Parlami, se
desideri qualche cosa". "Signore, chiedo perché il figlio di Dio è
sotto forma del servo in questa parabola".
La legge
ricevuta dal Padre
LIX (6), 1. "Ascolta, dice, il
figlio di Dio non è sotto forma di servo, ma in grande potenza e
signoria". Gli rispondo: "Non intendo come". 2. "Perché,
dice, Dio piantò la vigna, cioè creò il popolo e lo diede al figlio suo e il
figlio stabilì gli angeli su di loro per custodire ognuno. Egli cancellò i loro
peccati patendo assai e sostenendo molte fatiche. Nessuna vigna può essere
vangata senza sudore e sofferenza. 3. Egli avendo purificato i peccati del
popolo insegnò le vie della vita, dando la legge ricevuta dal Padre. Osserva,
dice, che egli è il Signore del popolo perché ha ricevuto ogni potere dal
Padre. 4. Ascolta perché il Signore prese come consigliere suo figlio e gli
angeli santi per l'eredità da dare al servo. 5. Dio fece abitare nella carne
che volle lo Spirito Santo, che preesisteva e che fece ogni creatura. Questa
carne, in cui prese dimora lo Spirito Santo, servì bene lo Spirito camminando
nella santità e nella castità, e non lo contaminò in nulla. 6. Scelse questa
carne a partecipare dello Spirito Santo, perché essa si era comportata
degnamente e castamente e aveva sofferto con lo Spirito collaborando in ogni
cosa e conducendosi con fortezza. Piacque a Dio il comportamento di questa
carne che avendo lo Spirito Santo non si macchiò sulla terra. 7. Prese come
consigliere il figlio e gli angeli gloriosi perché questa carne, avendo
ubbidito allo Spirito con soddisfazione, ottenesse una tenda e non sembrasse
aver perduta la ricompensa del suo servizio. Ogni carne ritrovata pura e senza
macchia riceverà una ricompensa; in essa abitò lo Spirito Santo. 8. Hai la
spiegazione anche di questa parabola".
LX (7), 1. "Ho gioito,
signore, ascoltando questa spiegazione". "Ascolta ora: serba pura ed
immacolata questa tua carne, perché lo spirito che abita in essa le renda
testimonianza e la carne sia giustificata. 2. Vedi di non insinuare mai nel tuo
cuore che questa carne sia corruttibile e di non abusarne per qualche colpa. Se
tu contamini la carne, contamini lo Spirito Santo, e se contamini la carne non
vivrai". 3. "Signore, dico, se c'è stata qualche ignoranza precedente
prima che si fossero udite queste parole, come si può salvare l'uomo che ha
macchiato la sua carne?". "Per le precedenti mancanze, dice, a Dio
solo è possibile dare la guarigione, suo è ogni potere. 4. Ora sta' attento e
il Signore assai misericordioso le guarirà, se non contamini più la carne e lo
spirito. Entrambi sono accomunati e l'una non può contaminarsi senza l'altro.
Conservali puri entrambi e vivrai in Dio".
Sesta
similitudine
Il
pentimento rimuove le iniquità del mondo
LXI (1), 1. Seduto nella mia casa
glorificavo il Signore per tutte le cose che avevo visto e meditavo sui
precetti che - belli, potenti, gioiosi e gloriosi - potevano salvare l'anima
dell'uomo. Dicevo tra me: sarò felice se cammino nella via di questi precetti,
e beato sarà chiunque camminerà nella loro via. 2. Mentre tra me dico questo,
lo vedo d'improvviso seduto vicino a me che mi diceva: "Perché ti dissoci
sui precetti che ti diedi? Sono buoni, non dubitare minimamente, ma rivestiti
della fede del Signore e marcia sulla loro via. Ti rafforzerò in essi. 3. Sono
precetti vantaggiosi a quelli che vogliono pentirsi. Se non camminano nella
loro via, vana è la loro penitenza. 4. Voi che vi pentite rimuovete le iniquità
di questo mondo che vi rovinano. Rivestiti di ogni verità della giustizia,
potete osservare questi precetti e non accrescere i vostri peccati. Non
aggiungendo più nulla, cancellerete i vostri peccati precedenti. Camminate
nella via dei precetti e vivrete in Dio. Questo vi è stato detto da me".
5. Dopo che ebbe parlato con me disse: "Andiamo al campo e ti mostrerò i
pastori delle pecore". "Andiamo, signore". Andammo in una
pianura, e mi mostrò un giovane pastore che indossava un insieme di vestiti di
color giallo. 6. Pascolava molte pecore e queste pecore erano come lascive e
troppo dissolute e giulive saltellando qua e là. Lo stesso pastore era assai
contento del suo gregge. Il volto di lui era molto allegro ed egli andava su e
giù tra le pecore. Vidi pure altre pecore lascive e dissolute, però non
saltellavano.
Morte
e corruzione
LXII (2), 1. Mi dice: "Vedi il
pastore?". "Lo vedo, signore". "Questo è l'angelo della dissolutezza
e della voluttà. Egli guasta le anime dei servi di Dio che sono vuoti e li
devia dalla verità, seducendoli con le malvagie passioni per cui trovano la
morte. 2. Si dimenticano dei precetti del Dio vivente e camminano nella via dei
piaceri e dei godimenti vani e sono rovinati da questo angelo. Chi va a morte,
chi si corrompe". 3. Gli dico: "Signore non capisco chi a morte, chi
a corruzione". "Ascolta, dice, le pecore che vedi giulive e
saltellanti sono coloro che per sempre si sono distaccati da Dio e si sono dati
ai piaceri di questo mondo. In loro non c'è conversione di vita perché hanno
aggiunto la bestemmia contro il nome del Signore. Per loro c'è la morte. 4. Le
pecore che vedesti non saltellare, ma pascolare insieme, sono quelli dediti ai
godimenti e ai piaceri, ma non bestemmiarono il Signore. Essi, lontani dalla
verità, furono corrotti ma per loro c'è speranza di penitenza nella quale
possono vivere. La corruzione ha qualche speranza di rinnovamento, la morte,
invece, ha la rovina eterna". 5. Avanziamo ancora un poco e mi mostra un
pastore grande d'aspetto, quasi selvaggio, che vestiva una pelle caprina bianca
con una bisaccia sulla spalla e un bastone molto ruvido e nodoso in mano e una
grande frusta. Aveva uno sguardo tanto truce che mi mise paura. 6. Questo
pastore riceveva dal pastore giovane le pecore che erano lascive e dissolute e
non saltellavano. Egli le cacciava in un dirupo pieno di spine e di triboli e
le pecore non potevano districarsi dalle spine e dai triboli perché ne rimanevano
impigliate. 7. Pascolavano prese tra le spine e i triboli e soffrivano assai,
percosse da lui. Le spingeva qua e là e non dava ad esse pace; addirittura non
riuscivano a reggersi.
Le prove
della vita
LXIII (3), 1. Vedendole così
flagellate e percosse, mi dispiacevo perché erano così tormentate e non avevano
mai pace. 2. Dico al pastore che parlava con me: "Signore chi è quel
pastore implacabile e duro che non ha nessuna pietà di queste pecore?". Mi
risponde: "È l'angelo del castigo; uno degli angeli giusti assegnato al
castigo. 3. Egli prende quelli che hanno errato lontano da Dio camminando nella
via delle passioni e dei piaceri di questo mondo e li punisce, come ognuno ha
meritato, con diversi castighi atroci". 4. "Signore, desidererei sapere
quali sono questi diversi tormenti". "Ascolta, le varie prove e
castighi sono le prove della vita. Alcuni sono puniti con malanni, altri con
privazioni, altri con malattie varie, altri con ogni disgrazia; altri, infine,
sono offesi da indegni e soffrono parecchi altri mali. 5. Molti, incerti nelle
decisioni, intraprendono molte cose e nulla loro riesce. Dicono che non hanno
successo nei loro affari e, non ricordandosi nel loro cuore che operarono male,
incolpano il Signore. 6. Quando sono afflitti da ogni tribolazione, allora mi
vengono consegnati per una buona rieducazione. Si rafforzano nella fede del
Signore e, per i rimanenti giorni della loro vita, lo servono con cuore puro.
Quando si pentono allora risaltano nel loro cuore le opere perverse che
compirono, e glorificano Dio perché è giudice giusto e giustamente ognuno ha
tutto sofferto secondo le proprie azioni. Dopo servono il Signore con cuore
puro e riescono in ogni azione, ricevendo da Dio quello che chiedono. Allora
glorificano il Signore, perché mi furono affidati e non soffrono più alcun
male".
L'ora del
tormento
LXIV (4), 1. Gli dico:
"Signore, spiegami ancora questo". "Che cerchi?".
"Dunque, signore, i lussuriosi e i traviati sono tormentati tanto tempo
per quanto sono stati lussuriosi e traviati?". Mi risponde: "Sono
tormentati per lo stesso tempo". 2. "Per pochissimo, rispondo, sono
tormentati. Occorre, invece, che i gaudenti, poiché dimentichi di Dio, siano
puniti per sette volte". 3. Mi dice: "Sei insensato e non conosci la
forza del tormento". "Se la conoscevo, signore, non ti avrei pregato
di spiegarmela". Mi risponde: "Ascolta la forza di entrambe le cose.
4. Il tempo della lussuria e del traviamento è solo di un'ora, ma l'ora del
tormento ha la forza di trenta giorni. Passando un giorno nella lussuria e nel
traviamento e un giorno nel tormento, un giorno del tormento vale un anno
intero. Per quanti giorni uno è stato dissoluto, per tanti anni è tormentato.
Vedi, mi dice, che il tempo del piacere e della seduzione è assai breve, mentre
è lungo quello della pena e del tormento".
La voluttà
LXV (5), 1. "Signore, non ho
del tutto capito i tempi del traviamento, della lussuria e della pena,
spiegamelo più chiaramente". 2. Mi risponde: "La tua testardaggine è
dura e non vuoi purificare il tuo cuore e servire Dio. Bada che non si compia
il tempo e tu sia trovato stolto. Ascolta per capire, come desideri, le cose.
3. Chi agisce da dissoluto e traviato e facendo quello che vuole per un giorno
solo, ha molta stoltezza addosso e non sa ciò che fa. Il giorno dopo dimentica
ciò che ha fatto il giorno prima. La lussuria e il traviamento non hanno
memoria per la follia che si ritrovano, mentre la pena e il castigo, se si
attaccano all'uomo, per una giornata, affliggono e tormentano sino ad un anno.
La pena e il tormento hanno memoria grande. 4. Chi viene tormentato e punito
per un anno intero, si ricorda della lussuria e del tormento e sa che per loro
colpa soffre i mali. Ogni uomo dissoluto e traviato viene tormentato così
perché in vita si consegnò alla morte". 5. "Quali piaceri, signore,
sono dannosi?". "Ogni cosa è una voluttà per l'uomo, se la fa per il
piacere. Anche un iracondo, facendo quello che è consentaneo alla sua passione,
è un voluttuoso. Così l'adultero, l'ubriaco, il maledico, il menzognero, l'avaro,
il ladro e chi opera cose simili, fa ciò che è consentaneo alla propria
infermità. Egli è voluttuoso nella sua azione. 6. Tutte queste delizie sono
dannose ai servi di Dio. Per tali deviazioni soffrono quelli che sono puniti e
castigati. 7. Si hanno anche dei piaceri che salvano gli uomini. Molti invero
facendo il bene, godono attirati dal loro piacere. È, un piacere questo,
proficuo ai servi di Dio e procura la vita a un uomo siffatto. Le voluttà
nocive, invece, prima ricordate procurano loro tormenti e castighi. Se si
ostinano e non si pentono si procurano la morte".
Settima
similitudine
La
penitenza forte e pura
LXVI, 1. Pochi giorni dopo lo vidi
nella stessa pianura in cui avevo visto anche i pastori e mi dice: "Che
cosa cerchi?". "Sono qui, rispondo, a chiederti che ordini al pastore
addetto al castigo di uscire dalla mia casa perché troppo mi tormenta".
"Bisogna che tu sia afflitto. Così dispose l'angelo glorioso nei tuoi
riguardi. Egli vuole che tu sia provato". "Che cosa ho fatto di tanto
grave, rispondo, per essere consegnato a tale angelo?". 2. "Ascolta,
i tuoi peccati sono molti, ma non tali perché sia dato in mano a questo angelo.
La tua casa, però, commise grandi peccati e ingiustizie. L'angelo glorioso fu
irritato dalle loro azioni e dispose che tu per qualche tempo fossi tormentato,
perché anch'essi si pentano e si lavino da ogni cupidigia di questo mondo.
Quando si saranno pentiti e purificati, allora andrà via da te l'angelo della
punizione". 3. Gli faccio notare: "Essi operarono cose tali da far
sdegnare l'angelo glorioso, ma io che cosa feci?". "Diversamente, mi
dice, quelli non possono essere tormentati, se tu, capo della casa, non vieni
tormentato. Per forza essi sono tormentati, se tu sei tormentato; se tu stai
bene non possono avere tormento alcuno". 4. "Ma vedi, signore, che si
sono pentiti con tutto il loro cuore". "So anch'io, dice, che si sono
pentiti con tutto il loro cuore. Ritieni che i peccati di quelli che si pentono
siano subito rimessi? Assolutamente no. Bisogna invece che chi si pente
tormenti la sua anima e si umili profondamente in ogni cosa e soffra molte e
varie punizioni. Se sopporta i castighi che gli vengono, chi ha creato tutte le
cose e le ha consolidate, di lui avrà ogni compassione dandogli un rimedio. 5. Ciò
è sicuro se vede il cuore del penitente puro da ogni cosa malvagia. A te e alla
tua casa giova ora essere castigati. Ma perché parlo troppo? Devi essere
tormentato, come ordinò l'angelo del Signore che ti affidò a me. Di questo
ringrazia il Signore che ti stimò degno che ti fosse rivelata la punizione,
perché, conoscendola prima, la potrai fortemente sopportare". 6. Gli
chiedo: "Stammi vicino ed io potrò sopportare ogni afflizione". Mi
risponde: "Starò con te e pregherò l'angelo punitore che ti castighi nella
forma più leggera. Sarai castigato per breve durata e di nuovo sarai
ristabilito al tuo posto. Soltanto mantieniti nell'umiltà e nel servizio a Dio
Signore, con il cuore puro, insieme ai tuoi figli e alla tua casa. Cammina
nella via dei precetti che ti ho ordinato e la tua penitenza sarà forte e pura.
7. Se tu osservi ciò con la tua casa, si allontanerà da te ogni disgrazia. Il
castigo pure si allontanerà da tutti quelli che camminano nella via di questi
miei precetti".
Ottava
similitudine
I rami
del salice e l'angelo
LXVII (1), 1. Mi mostrò un grande
salice che copriva piani e monti e alla sua ombra si erano raccolti tutti i
chiamati nel nome del Signore. 2. Il glorioso angelo del Signore, che era assai
alto, stava sopra il salice. Con una grande roncola tagliava i rami dell'albero
e li dava al popolo che era riparato sotto il salice. Erano piccoli i rami che
distribuiva, di circa un cubito. 3. L'angelo depose la roncola, dopo che tutti
avevano ricevuto i rami, e l'albero rimase integro, come l'avevo visto prima.
4. Mi meravigliai in me stesso dicendo: "Come mai dopo il taglio di tanti
rami l'albero è rimasto integro?". Mi risponde il pastore: "Non ti
meravigliare se l'albero è rimasto integro dopo il taglio di tanti rami. Lascia
che tu veda tutto, mi dice, e ti sarà spiegata ogni cosa". 5. L'angelo
richiedeva di nuovo i rami che aveva distribuito al popolo. Come ognuno l'aveva
ricevuto, così veniva chiamato dall'angelo e gli dava il ramo. L'angelo del
Signore li prendeva e li osservava. 6. Da alcuni riaveva i rami secchi e rosi
come dal tarlo. L'angelo dispose che i consegnatari di tali rami fossero messi
in disparte. 7. Altri li consegnavano secchi ma non erano rosi dal tarlo;
dispose che anche loro fossero messi in disparte. 8. Altri li ridiedero mezzi
secchi; anche questi furono messi in disparte. 9. Altri rendevano i rami mezzo
secchi con delle fessure; anche questi furono messi in disparte. 10. Altri
consegnavano i rami verdi con delle fessure; anche questi messi in disparte.
11. Altri ridavano i rami per metà secchi e metà verdi; anche questi messi in
disparte. 12. Altri poi riportarono i rami per due parti verdi e per una terza
secchi; anche questi messi in disparte. 13. Altri li consegnarono per due parti
secchi e per una terza verdi; anche questi messi in disparte. 14. Altri
rendevano i rami quasi tutti verdi, mentre era secca una piccolissima parte, la
punta e con fessure; anche questi messi in disparte. 15. Altri rami avevano una
piccolissima parte verde, il resto, invece, era secco; anche questi messi in
disparte. 16. Altri vennero a consegnare i rami verdi come li avevano ricevuti
dall'angelo. La maggior parte consegnava tali rami e l'angelo se ne rallegrò
molto; anche questi messi in disparte. 17. Altri ridavano i loro rami verdi e
con germogli; anche questi in disparte. L'angelo pure per loro si rallegrò. 18.
Altri consegnarono i loro rami verdi e con germogli che portavano quasi il
frutto. Gli uomini di questi rami erano molto gioiosi. L'angelo si rallegrava
nei loro riguardi, e con lui era pure lieto il pastore.
Il salice
ama la vita
LXVIII (2), 1. L'angelo del Signore
comandò che si portassero delle corone. Furono portate corone intrecciate come
di palma e incoronò gli uomini che avevano consegnato i rami con i germogli e i
frutti e li mandò alla torre. 2. Mandò alla torre anche gli altri, quelli che
avevano consegnato i rami con germogli ma senza il frutto, e diede loro un
sigillo. 3. Tutti quelli che andavano alla torre avevano una veste bianca come
la neve. 4. Mandò alla torre anche quelli che avevano consegnato i rami verdi
come li avevano ricevuti, dando loro una veste bianca e il sigillo. 5. Dopo
aver compiuto queste operazioni, l'angelo disse al pastore: "Io vado e tu
mandali alle mura come uno è degno di abitare. Osserva con cura i loro rami e
così licenziali. Esamina bene. Sta' attento che nessuno resti fuori e che
qualcuno non ti sfugga; li proverò io sull'altare". Detto questo al
pastore, andò via. 6. Dopo che l'angelo partì, il pastore mi disse:
"Prendiamo i rami di tutti e piantiamoli, se mai qualcuno potrà
riprendere". Gli faccio notare: "Signore, come potranno riprendere i
rami secchi?". 7. Mi risponde: "L'albero è un salice che ama la vita.
Se noi piantiamo i rami ed essi prendono un po' di umidità, molti potranno
riprendere; proveremo poi ad innaffiarli. Se qualche ramo potrà riprendere me
ne rallegrerò; diversamente, se non riprenderà, non sarò stato
negligente". 8. Il pastore mi ordinò di chiamare i consegnatari dei rami,
secondo il posto in cui erano stati assegnati. Vennero gruppo a gruppo e
consegnarono al pastore i rami. Il pastore prendeva i rami e secondo i gruppi
li piantava. Dopo averli piantati versò su di essi molta acqua, tanto che i
rami non ne emergevano. 9. Dopo aver innaffiato i rami, mi dice: "Andiamo
via, e tra pochi giorni ritorneremo ad ispezionarli tutti. Chi fece nascere
quest'albero vuole che tutti quelli che hanno da esso preso i rami vivano. Io
pure spero che questi rami, prendendo umidità e imbevuti d'acqua, per la
maggior parte riprendano".
I rami del
salice sotto la legge
LXIX (3),1. Gli dico: "Signore
spiegami che cosa è quest'albero. Su di esso sono perplesso perché, dopo il
taglio di tali rami, l'albero è integro e nulla appare da esso tagliato. Per
questo sono esitante". 2. "Ascolta, mi dice, questo grande albero che
copre piani e monti e tutta la terra è la legge di Dio data a tutto il mondo.
Questa legge è il Figlio di Dio che fu annunziato sino ai confini della terra.
I popoli che sono sotto l'ombra sono quelli che hanno ascoltato la predicazione
e creduto in Lui. 3. L'angelo grande e glorioso è Michele che ha il potere su
questo popolo e lo governa. Egli pone la legge nel cuore dei credenti e scruta
se quelli cui la diede l'hanno osservata. 4. Osserva i rami di ciascuno: i rami
sono la legge. Vedi che molti rami sono inservibili e vi riconoscerai quelli
che non hanno osservato la legge; di ognuno noterai la posizione". 5. Gli
chiedo: "Signore, perché alcuni mandò alla torre e altri affidò a
te?". Mi risponde: "Quelli che trasgredirono la legge da lui ricevuta
li lasciò in mio potere per la penitenza; quelli poi che furono nella legge e
la osservarono sono a lui soggetti". 6. Chiedo: "Signore chi sono gli
incoronati che si dirigono alla torre?". Mi risponde: "Gli incoronati
sono quelli che lottarono contro il diavolo e lo sconfissero. Essi hanno
sofferto per la legge. 7. Gli altri che hanno consegnato i rami verdi, con i
germogli senza il frutto, sono quelli che hanno sofferto per la legge. Non
avendola rinnegata non sono stati torturati. 8. Quelli che hanno consegnato i
rami verdi come li hanno ricevuti, sono santi e giusti. Hanno molto camminato
con il cuore puro, osservando i precetti del Signore. 9. Conoscerai il resto
quando ispezionerò i rami piantati e innaffiati".
La
consegna dei rami
LXX (4), 1. Dopo alcuni giorni
ritornammo sul luogo, il pastore si sedette al posto dell'angelo di grande
altezza ed io vicino a lui. Mi disse: "Mettiti un grembiule e
servimi". Cinsi il grembiule di sacco che era pulito. 2. Visto che avevo
il grembiule e che ero pronto a servirlo, mi disse: "Chiama gli uomini per
gruppi, come ognuno consegnò i rami che abbiamo piantato". Andai alla
pianura e li chiamai tutti e si disposero per gruppi. 3. Disse loro:
"Ognuno prenda il proprio ramo e me lo porti". 4. Li consegnarono per
primi quelli che li avevano secchi e mutili. Perché secchi e mutili, ordinò che
fossero messi in disparte. 5. Poi consegnarono quelli che li avevano secchi e
non mutili. Altri consegnarono i rami verdi, altri ancora i rami secchi e rosi come
dal tarlo. Ordinò che fossero messi in disparte quelli che avevano consegnato i
rami verdi e quelli, invece, che li avevano consegnati secchi e mutili, fossero
posti con i primi. 6. Poi li consegnarono quelli che avevano i rami mezzo
secchi e con fessure; molti poi li consegnarono verdi e senza fessure; alcuni,
invece, verdi e con germogli che avevano il frutto, come li avevano coloro che
incoronati erano andati alla torre. Altri, invece, li consegnarono secchi e
rosi, altri ancora secchi e non rosi; alcuni erano mezzo secchi e con fessure.
Dispose che ognuno fosse messo separatamente, chi presso il suo gruppo, chi in
disparte.
Continua
la consegna
LXXI (5), 1. Poi consegnarono
quelli che avevano i rami verdi con le fessure. Tutti questi li davano verdi e
si fermavano nel loro gruppo. Il pastore si rallegrò con loro perché tutti si
erano trasformati e avevano eliminato le fessure. 2. Consegnarono poi quelli
che li avevano una metà verde e una metà secca. I rami di alcuni furono trovati
completamente verdi, di altri mezzo secchi, di altri ancora secchi e rosi, di
altri verdi e con i germogli. Di questi ognuno andava nel proprio gruppo. 3.
Poi consegnarono quelli che li avevano due parti verdi e la terza secca. Molti
li consegnarono verdi, altri metà secchi, altri secchi e rosi. Di tutti questi
ognuno era mandato al proprio gruppo. 4. Consegnarono quelli che avevano i rami
per due parti secchi e una terza verde. Molti di loro li consegnarono mezzo
secchi, altri secchi e rosi, altri meta secchi e con fessure, pochi verdi.
Tutti questi si misero nel proprio gruppo. 5. Consegnarono quelli che avevano i
rami verdi, una piccolissima parte secca e con fessure; tra questi alcuni li
consegnarono verdi, altri verdi e con germogli. Essi andarono al proprio
gruppo. 6. Poi consegnarono quelli che li avevano per una piccolissima parte
verdi e il resto mezzo secchi. I loro rami erano per la maggior parte mezzo
verdi e con germogli che portavano il frutto, gli altri erano tutti verdi. Per
questi rami il pastore si rallegrò assai, perché trovati così. Ognuno di loro
andò nel proprio gruppo.
Il
pentimento salva la vita
LXXII (6), 1. Dopo aver ispezionato
i rami di tutti, il pastore mi parlò: "Ho detto che quest'albero è vitalissimo.
Vedi quanti fecero penitenza e si salvarono?". "Li vedo,
signore". "Sappi, mi disse, che la misericordia del Signore, grande e
gloriosa, ha concesso lo spirito di penitenza a coloro che erano degni di
pentirsi". 2. "Come mai, chiedo, tutti non si pentirono?".
"Il Signore concesse pentimento a quelli il cui cuore vede che sta per
diventare puro e sta per servirlo dal profondo. A quelli, invece, di cui vede
l'inganno e la malizia e che si sarebbero pentiti ipocritamente non concesse pentimento
per non far bestemmiare di nuovo la legge di Dio". 3. Gli chiesi:
"Signore, spiegami ora chi sono quelli che hanno consegnato i rami e il
loro posto. Il motivo è che, dopo averlo inteso, quelli che hanno creduto e
ricevuto il sigillo, che hanno rovinato invece di conservare integro,
riconoscendo le loro azioni si pentano". "Essi poi ricevendo da te il
sigillo, glorificheranno il Signore che ha avuto pietà di loro e inviò te a
rinnovare i loro spiriti. 4. Ascolta, disse: i rami secchi e rosi dal tarlo
sono gli apostati e i traditori della Chiesa. Bestemmiando nei loro peccati il
Signore, si vergognarono del nome del Signore invocato su di loro. Questi per
sempre sono morti a Dio. Vedi che nessuno si pentì, sebbene essi avessero
sentito le parole che dicesti loro e che io ti ordinai. Da loro la vita si è
allontanata. 5. Quelli che li hanno consegnati secchi e non guasti sono vicini
ai precedenti. Erano ipocriti e portavano dottrine estranee e pervertirono i
servi di Dio, principalmente perché non lasciavano che si pentissero quelli che
avevano peccato, mentre li persuadevano con stolte opinioni. Questi hanno
speranza di pentirsi. 6. Vedi che molti di essi si sono pentiti da quando hai
parlato loro dei miei precetti e altri ancora si pentiranno. Quanti non si pentiranno
hanno perduto la vita. Quelli che si pentirono, diventando buoni, hanno la loro
dimora nelle prime mura. Altri salirono nella torre. Vedi dunque, mi dice, che
il pentimento dei peccatori salva la vita, mentre il mancato pentimento è la
morte".
La dimora
dentro la torre
LXXIII (7), 1. "Ascolta di
quelli che consegnarono i rami mezzo secchi e con le fessure. I rami di quelli
che erano mezzo secchi sono i dissociati che né vivono né sono morti. 2. Quelli
che li hanno mezzo secchi e con fessure sono i dissociati e i calunniatori, che
non trovano mai pace in sé e sono sempre in discordia. Anche per questi, dice,
c'è ancora possibilità di penitenza. Vedi, disse, che alcuni si sono già
pentiti. In loro c'è speranza di pentimento. 3. Quelli che si sono pentiti
hanno dimora entro la torre, quelli, invece, che si pentiranno molto tardi,
abiteranno nelle mura. Quanti poi non si pentiranno, persistendo nelle loro
azioni, morranno sicuramente. 4. Quelli che hanno consegnato i rami verdi con
fessure furono sempre fedeli e buoni. Hanno avuto qualche invidia tra loro per
i primi posti e per qualche onore. Stolti sono quelli che hanno una tale
invidia! 5. Anche questi avendo ascoltato i miei precetti ed essendo buoni si purificarono
e si pentirono subito. La loro dimora era dentro la torre. Però se qualcuno
tornerà alla discordia, sarà cacciato dalla torre e rovinerà la sua vita. 6. La
vita è di coloro che osservano i precetti del Signore. Nei precetti non è da
parlare di priorità o di onore, ma di pazienza e di umiltà dell'uomo. In questi
c'è la vita del Signore; nei sediziosi e nei trasgressori, invece, la
morte".
Metà
vivi e metà morti
LXXIV (8), 1. "Quelli che
consegnarono i rami mezzo secchi e mezzo verdi sono gli immersi negli affari e
distaccati dalle cose sante. Perciò una metà è viva, una metà è morta. 2. Molti
avendo inteso i miei precetti si pentirono. Quelli che si pentirono, hanno la
loro dimora nella torre. Alcuni, però, si separarono completamente e non hanno
avuto pentimento. Per i loro affari hanno bestemmiato e rinnegato il Signore.
Perdettero la loro vita per la cattiveria che fecero. 3. Molti di essi furono
indecisi. Hanno ancora modo di pentirsi se si danno subito alla penitenza. La
loro dimora sarà entro la torre. Se invece indugiano a pentirsi abiteranno
nelle mura; se non si pentono affatto perdono la loro vita. 4. Quelli che hanno
consegnato i rami per due parti verdi, e per una terza secchi sono i
rinnegatori, di varie specie, del Signore. 5. Molti si pentirono e sono entrati
ad abitare nella torre, molti altri, invece, si staccarono completamente da Dio
perdendo irrimediabilmente la loro vita. Alcuni sono incerti e discordi ed
hanno possibilità di pentirsi se si convertono rapidamente e non permangono nei
loro piaceri. Se persistono nelle loro cose si procurano la morte".
Il
pentimento sollecito
LXXV (9), 1. "Quelli che hanno
consegnato i rami per due parti secchi e un terzo verdi sono i fedeli
arricchiti e onorati presso i pagani. Si rivestirono di una grande superbia e
divennero sfrontati. Abbandonarono la verità, non si unirono ai giusti, e
vissero con i pagani. Questa fu la via loro più gradita. Tuttavia non si
distaccarono da Dio, ma rimasero nella fede, senza compiere le opere della
fede. 2. Molti di essi fecero penitenza e la loro dimora fu entro la torre. 3.
Altri poi, vivendo sino alla fine con i pagani e trascinati dalla vanagloria di
costoro, si separarono da Dio. Agirono da pagani e furono annoverati tra
questi. 4. Altri, invece, rimasero incerti, senza la speranza di salvarsi per
le azioni compiute. Alcuni, rimasti nella dissociazione, gettavano discordie
tra loro. Anche per questi dissociati delle loro azioni c'è pentimento; ma deve
essere sollecito perché abitino nella torre. Per quelli, invece, che non si
pentono, ma persistono nei loro piaceri, la morte è vicina".
La
sofferenza piacevole
LXXVI (10), l. "Quelli che
hanno consegnato i rami verdi, con le punte secche e le fessure, furono sempre
buoni, fedeli e gloriosi presso Dio, ma peccarono di poco, per vani desideri e
piccole cose tra loro. Dopo aver ascoltato le mie parole, la maggior parte
subito si pentì, e la loro dimora fu entro la torre. 2. Alcuni di essi furono
incerti, altri nell'incertezza suscitarono grossi dissensi. In loro c'è ancora
speranza di penitenza perché furono sempre buoni. Difficilmente qualcuno di
loro morrà. 3. Quelli che hanno consegnato i rami secchi con pochissimo verde,
sono coloro che ebbero solo fede, compiendo poi opere di ingiustizia. Non
apostatarono mai da Dio, e ne portarono volentieri il Nome accogliendo
affabilmente nelle loro case i servi di Dio. All'annunzio di questa penitenza
si convertirono subito, praticando ogni virtù di giustizia. 4. Alcuni di essi,
conoscendo le azioni che fecero, soffrono e soffrono con piacere. Per tutti
questi la dimora è entro la torre".
La
chiamata per mezzo del Figlio di Dio
LXXVII (11), 1. Dopo aver terminato
la spiegazione su tutti i rami, mi disse: "Va' e riferisci a tutti che si
pentano e vivano in Dio. Il Signore ha avuto pietà e mi ha mandato per dare a
tutti la penitenza, sebbene alcuni non siano degni di essere salvati per le
loro opere. Ma il Signore, poiché è magnanimo, vuole che sia viva la chiamata
per mezzo di suo Figlio". 2. Gli dissi: "Spero che tutti, Signore,
ascoltando queste cose si pentiranno. Sono convinto che ognuno, conoscendo le
proprie opere e temendo Dio, si pentirà". 3. Rispondendo mi disse:
"Quanti si pentono con tutto il cuore e si purificano dalle loro malvagità
anzidette, senza accrescere di più i loro peccati, riceveranno dal Signore la
guarigione delle loro colpe precedenti, se non sono indecisi in questi
precetti, e vivranno con Dio. Invece, quelli che accrescono le iniquità e
camminano nei desideri di questo mondo, condannano se stessi alla morte. 4. Tu
cammina nei miei precetti e vivrai in Dio. E vivrà in Dio chiunque cammina in
essi e agirà rettamente". 5. Dopo avermi manifestato questo e parlato di
tutto, mi disse: "Ti mostrerò il resto tra pochi giorni".